Marco Rampoldi, “Il neurone innamorato”

Debutta il 4 novembre al Teatro Leonardo di Milano, dove rimarrà in scena fino a mercoledì 15, Il neurone innamorato, definito “lo spettacolo più scientificamente comico sull’amore”. Perché scegliere tra una lectio magistralis sulla chimica dei sentimenti e una commedia irresistibile sulla coppia e le tecniche di corteggiamento, quando si può avere tutto insieme? Un pool di attori uno più bravo dell’altro vi racconterà cosa accade quando incontrate la persona della vita e nel vostro cervello si attiva il circuito del piacere.

La commedia, diretta da Marco Rampoldi, vede protagonisti Corrado Tedeschi (anche coautore), Claudio Batta, Stefania Pepe, Roberta Petrozzi e Giorgio Verduci. La sceneggiatura è firmata da Riccardo Piferi, Diego Parassole, Francesco Freyrie, Leonardo Manera e Paola Ornati.

A tu per tu con Marco Rampoldi

“Si tratta dell’amore, nessuna certezza”, cantava Edoardo Bennato tanti anni fa. E’ davvero così?

Assolutamente sì, anche perché in questa nuova versione noi diciamo in modo ancora più deciso di voler affermare una cosa per poi dire il contrario. Lo spettacolo parte come una lezione accademica in cui si fa capire tendenzialmente come l’amore non sia altro che il risultato di una serie di processi chimici e reazioni del nostro cervello. Di fatto, però, dimostriamo in seguito che gli aspetti importanti sono altri. Quindi non c’è assolutamente nessuna certezza; anzi, ne scardiniamo il più possibile.

Che genere di professore è Corrado Tedeschi e che tipo di cavie sono gli altri allievi attori?

Rispetto a dieci anni fa abbiamo rinnovamento completamente il corpo docenti, perché in quest’edizione c’è Giorgio Verduci, quello che porta più avanti l’aspetto scientifico, che viene presentato come il responsabile di un laboratorio neurologico dell’Università della California. Giorgio invita il maestro Tedeschi a tenere questa lezione, che è di fatto docente perché se una persona di sesso femminile dovesse decidere con chi passare una serata, sceglierebbe sicuramente lui. Quindi è come se Corrado avesse una gigantesca laurea honoris causa in “amorologia”. In questa versione è più chiaro che gli allievi sono collaboratori e giovanissimi ricercatori universitari.

Ironizziamo sull’aspetto della gioventù, perché quando un ricercatore ha 50 anni, nelle università italiane è ancora giovane. Loro si calano nelle varie situazioni. Ovviamente, non essendo più di primo pelo, giochiamo anche sul fatto che l’amore non ha età e su determinate dinamiche che rendono l’innamorato particolarmente “stupido”. Chi non ama non riesce a capire il perché delle azioni dell’innamorato. Sono cose che avvengono anche quando non si hanno più vent’anni e che se possibile, diventano ancora più paradossali e divertenti per questo motivo.

Perché la crisi del settimo anno nel nuovo millennio arriva al terzo?

(ride) Perché tutto corre tendenzialmente più veloce! Perché dopo il terzo anno, i livelli di dopamina e altri enzimi tendono a far sì che la passione cali. Di conseguenza, o scatta un altro tipo di attrazione legata alla fiducia e alla confidenza oppure quello che ci dà la spinta del primo innamoramento tende a consumarsi. E’ quindi più probabile che l’essere umano si attivi per un’altra persona diversa dal proprio partner. Non è però vero che succede solo nel terzo millennio, perché è una cosa che accade da sempre.

Noi ci scherziamo sopra perché, vivendo sempre più di corsa, siamo probabilmente meno capaci di far vivere il nostro amore. Ai primi momenti di crisi, quindi, appena comincia a spegnersi la fiamma iniziale, ci lasciamo andare e non cerchiamo di fare quello scatto che può consentire ad alcune coppie di stare insieme tutta la vita. Bisogna però riuscire ad utilizzare altre spinte che ci portano verso un legame capace di farci apprezzare anche un film visto insieme sul divano la sera e non solo la passione del primo momento.

Nel vostro spettacolo smontate due millenni di letteratura sull’amore romantico, sostenendo che si tratta di un sentimento molto più chimico e cerebrale che legato al cuore. Su cosa è basata questa convinzione?

Noi diciamo che la smonteremo ma poi facciamo l’esatto opposto. Vorrei fare un passo indietro: questo spettacolo porta ancora la firma principale di Ricardo Piferi e Diego Parassole. In realtà, Riccardo e soprattutto Diego, che tra i due è quello più preciso, avevano fatto una serie di ricerche antropologiche reali per studiare questo tipo di dinamiche. Sono quindi partiti da una base scientifica vera e abbastanza “digerita”. Una volta sparito Diego dal corpo docenti, noi abbiamo allestito questa versione dove invece ci discostiamo un po’ di più.

Partiamo per affermare una cosa e poi ci chiediamo se sia veramente così. Oppure ci domandiamo che cosa fa sì, oltre alla chimica, che due persone inizialmente dotate di predisposizione neuronale vadano avanti e altre si fermino. E’ una serie complessa di cose in cui soprattutto Corrado tende a portare molto la ragione del sentimento. Lui ad esempio presenta ogni tanto testimonianze di poesie per controbattere al taglio molto scientifico portato avanti da Giorgio Verduci ovviamente per gioco.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
  • Foto di Laila Pozzo
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