Galatea Ranzi, “Il vedovo”

Alberto Nardi è un industriale romano, megalomane, ma con scarso, se non disastroso, senso degli affari, sposato (probabilmente per interesse) con una ricca donna d’affari, abile e spregiudicata, alla quale lui, perennemente assediato dai creditori, si rivolge quando ha bisogno di firme per contratti, cambiali o denaro contante per le sue fallimentari iniziative.

Tratto dal film di Dino Risi del 1959 con Alberto Sordi e Franca Valeri, Il vedovo è in scena al Teatro Manzoni di Milano fino al 23 novembre. Adattato da Ennio Coltorti e Gianni Clementi, lo spettacolo è diretto da Massimo Ghini che ne è anche protagonista con Galatea Ranzi. E’ prevista la partecipazione di Pier Luigi Misasi. Completano il cast Leonardo Ghini, Diego Sebastian Misasi, Giulia Piermarini, Tony Rucco e Luca Scapparone.

La parola a Galatea Ranzi

Quali sono i tratti più lampanti del rapporto tra i due protagonisti?

Le differenze tra di loro ma anche un grande legame perché nelle loro diversità – lei milanese e lui romano, lei ricca mentre lui si arrabatta cercando di mettere su diverse imprese che poi si rivelano fallimentari – nonostante tutto, c’è un grande affetto tra loro, anche se lui non vede l’ora di liberarsi di lei e lei lo chiama “cretinetti” dicendogliene di tutti i colori. Però io penso che al di là di ogni cosa, malgrado i contrasti, loro due siano legati.

Quanto cinismo c’è in Alberto Nardi e in sua moglie?

Abbastanza, c’è una bella dose di ironia e sarcasmo. Sono tutti personaggi molto concreti. Nelle loro differenze ognuno pensa al proprio tornaconto. Io dico sempre che il protagonista di questo spettacolo e del film è il denaro, perché la vicenda racconta del rapporto che ognuno di questi personaggi ha con i soldi. Anche la mamma di Elvira, che non è presente in scena ma solo al telefono, gioca a poker come una matta. Quindi anche lei ha una relazione con il denaro che è l’elemento fondamentale e terribile delle nostre esistenze.

Quanto sono assurde le situazioni che si vengono a creare?

Sono assurde ma anche molto possibili. E’ quell’assurdità che fa parte della vita.

Il film era ambientato a Milano. Nello spettacolo la storia si svolge a Roma. Come mai questo cambiamento?

Ce lo siamo ritrovati dalla versione dell’anno scorso che ha avuto un’altra regia e un altro cast. Quest’anno è cambiato: Massimo Ghini ha diretto la commedia e sono cambiate le scene, i costumi e le musiche. Quindi questa è una nuova versione.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringraziano Manola Sansalone e il direttore artistico del Teatro Manzoni Alessandro Arnone
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