Rossella Rapisarda, “Con la guerra nel cuore”

Il Conte di Carmagnola è dominato da personaggi maschili. La guerra è un fatto di uomini e i valori in gioco sono prettamente maschili, dalla fedeltà militare alla pietas per le vittime. Ecco però che nell’Atto V, quando la partita sembra già decisa, compaiono due personaggi inattesi… Il tema fondamentale dell’opera è la guerra, tornata prepotentemente attuale in questi mesi.

Con la guerra nel cuore – Il conte di Carmagnola di Alessandro Manzoni per attrice sola è in scena alla Sala Cavallerizza del Teatro Litta di Milano dal 7 al 12 novembre. Si tratta di un progetto di Alberto Oliva che ne ha anche curato la regia. La drammaturgia è di Bruno Stori e in scena troviamo come unica protagonista Rossella Rapisarda.

Intervista a Rossella Rapisarda

Antonietta Visconti e Matilde sono la moglie e la figlia del Conte di Carmagnola, che corrono a trovarlo in prigione appena sanno della sua condanna. Che cosa accomuna queste due figure femminili, oltre all’amore per il conte?

Hanno in comune anche il senso della sconfitta, perché Antonietta dice che in guerra muoiono i figli, gli amanti, i mariti e che una donna non può mai vincere il conflitto bellico amato dall’uomo. Tutto il testo è in parallelo con Un terribile amore per la guerra di James Hillmann uno psicanalista che sostiene la teoria dell’amore da parte dell’umanità verso la belligeranza. La madre è ovviamente protettiva nei confronti della figlia, nel senso che cerca di illuderla fino alla fine che lui tornerà.

Si dice che questa sia un’opera a tema prevalentemente maschile, eppure il regista Alberto Oliva ha scelto te, che sei una donna, per interpretarla. E’ una decisione anticonformista?

E’ stata una scelta coraggiosa, ma ha aperto delle riflessioni e la strada per una ricerca, in parallelo con il testo del Manzoni e con altri scritti, che ci hanno permesso di guardare il tema della guerra attraverso il Carmagnola facendo delle riflessioni e trovando aspetti di contemporaneità che purtroppo ci toccano costantemente, dato quello che sta accadendo in Medio Oriente e in Ucraina. Dal nostro punto di vista è stata una scommessa che abbiamo vinto.

Perché il giullare che interpreti è riconducibile a Shakespeare?

Il gioco di Full ricorda un po’ i personaggi che rompono la parete e parlano direttamente al pubblico. Questo giullare, che è come se fosse il reduce di tutte le guerre, entra ed esce dalla storia. Riporta alla mente quelle figure che diventano il tramite, fanno i raccordi nella storia, punzecchiano la platea, buttano lì una riflessione per poi tornare direttamente nella vicenda.

E’ solo il tema della guerra a rendere quest’opera così contemporanea o c’è anche qualcos’altro?

L’argomento principale è la relazione dell’uomo con il bisogno di combattere. La domanda che si apre è perché. Siamo andati a indagare l’origine per poi arrivare al mito di Marte e di Venere. Ci si interroga sul conflitto anche attraverso il linguaggio in endecasillabi, ma poi si arriva anche a espressioni molto moderne, proprio perché andiamo a raccontare la contemporaneità dei temi che affrontiamo. La guerra diventa quindi il luogo in cui parlare del rapporto tra gli esseri umani, tra il bisogno di prevaricare sugli altri, di distruggere anziché costruire e ci si domanda anche che alternativa ci possa essere.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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