“Romeo e Giulietta”, quattro domande al cast

L’amore di due giovani, che diventa l’amore di tutti i giovani di tutte le epoche passate, presenti e future, è destinato a naufragare per una cattiva sorte orchestrata dal mondo che li circonda: genitori inadeguati, falsari del culto, speziali senza scrupoli, faide politiche, incuranza della vita. Se Romeo e Giulietta riescono a trovarsi nella ferocia della città di Verona è perché si sentono estranei a una società che li vorrebbe l’uno complice di una mascolinità tossica e autodistruttiva, e l’altra poco più di una marionetta da offrire in matrimonio nella speranza di una scalata sociale.

Romeo e Giulietta è in scena al Teatro Leonardo di Milano fino al 2 marzo. Ne sono protagonisti Gaetano Callegaro (Capuleti), Pietro De Pascalis (frate Lorenzo), Simone Di Scioscio (Benvolio), Lorenzo Falchi (Mercuzio), Francesco Giordano (Tebaldo), Francesco Martucci (Paride), Francesca Massari (Giulietta), Marcos Piacentini (Romeo), Filippo Renda (donna Capuleti), Simone Severgnini (Escalo) e Debora Virello (balia).

Quattro domande a Simone Severgnini, Gaetano Callegaro, Antonio Syxty e Francesca Massari

“Oltre alla rivalità tra le famiglie quali sono i motivi che allontanano Romeo e Giulietta?“

Simone Severgnini: “La rivalità è il motivo principale. Oltre alle famiglie c’è anche la società. E’ tutta Verona con la sua storia che è contro di loro, perché fin dall’inizio è una città violenta. Romeo soffre per amore e in partenza l’opera è fatta di sofferenza. Sono loro a trasformarlo in quello che in tante letture va al di là del romanticismo.”

“E’ la loro ribellione a essere una specie di punizione?“

Gaetano Callegaro: “A un certo punto il papà di Giulietta si arrabbia tantissimo con lei ed è anche violento verbalmente. Alla fine, quando Giulietta fingendo dice di essersi sottomessa ai suoi voleri e che si comporterà esattamente come vuole il padre, lui risponde che il suo cuore è finalmente leggero perché la ribelle è tornata a essere docile. Quindi, da parte del padre padrone c’è un sentimento per cui Giulietta deve fare ciò che vuole il padre. La ribellione in lei c’è, ma il padre cerca di soffocarla.”

“Perché c’è un divario generazionale?“

Antonio Syxty: “C’è in ogni caso ma non è l’unica causa. E’ una generazione di adulti che non lo sono. C’è probabilmente una forma di invidia.”

“E’ giusto dire che qui Giulietta ha un ruolo più di primo piano rispetto agli altri?“

Francesca Massari: “Secondo me sì. Ce l’ha anche Romeo, ma Giulietta, essendo donna, è un personaggio veramente rivoluzionario, perché si ribella alla propria famiglia e decide di non sposare il promesso sposo. Lei è fautrice di un nuovo codice e di un nuovo linguaggio d’amore concreto, fatto di spontaneità, che all’inizio si contrappone anche a quello di Romeo, più lirico. Va contro i codici della ritrosia dell’epoca secondo cui la donna non doveva dimostrare consenso all’amore dell’uomo e lei invece lo ricambia subito. Reputo quindi che sia un personaggio veramente rivoluzionario e all’avanguardia per quei tempi. Anche oggi può essere considerata un modello.”

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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