Chiara Salvucci, “La locandiera”

Uno degli spettacoli più divertenti di Corrado d’Elia, La locandiera, in un allestimento pop di grande energia, comicità e dal ritmo scoppiettante. Una locandiera travolgente, non convenzionale e irresistibile, dai colori accesi e dalle scene sgargianti. Una commedia ambientata in un mondo di plastica, simbolo moderno dell’artificio, variopinto e smaccatamente finto.

La locandiera di Carlo Goldoni è in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 26 al 28 gennaio. Lo spettacolo vede protagonisti Marco Brambilla, Tino Danesi, Corrado d’Elia, Daniele Ornatelli, Gianni Quillico, Chiara Salvucci e Andrea Tibaldi.

La parola a Chiara Salvucci

Cosa vuol dire fare un allestimento pop di questo spettacolo di Carlo Goldoni?

La nostra Locandiera viene definita pop per la sua estetica, per l’uso della plastica che è una sorta di tradizione contemporanea del manierismo dell’epoca goldoniana. Però in qualche modo è pop anche perché è un grande gioco ed è stato lo stesso Goldoni a scriverlo così. Parla a noi in maniera giocosa e contemporanea. Abbiamo una scenografia sgargiante e coloratissima che esteticamente ci richiama a un’estetica pop.

Qual è la forza di Mirandolina?

E’ una donna libera ed emancipata, quindi la sua forza è quella di comprendere la società in cui è inserita, ne capisce i meccanismi e definisce il suo spazio all’interno del mondo. La sua locanda è una sorta di “Mirandoland” e lei ne stabilisce le regole e i confini. Immagino che questa sia la sua più grande forza.

Qual è il punto di vista che il regista Corrado d’Elia ha voluto proporre?

Noi siamo molto fedeli al testo goldoniano, quindi non ci sono stravolgimenti. La regia di Corrado d’Elia ha sicuramente esaltato l’aspetto comico di un ritmo meraviglioso che troviamo all’interno del testo. Si racconta che Goldoni abbia scritto La locandiera per una sua delusione amorosa e per allertare tutti sui pericoli, ma quest’intento, secondo me, a lui non è tanto riuscito, se questo era il suo proposito reale, perché Goldoni con La locandiera compie una svolta epocale.

E’ la prima volta che vediamo un personaggio femminile essere completamente protagonista di una scena e condurre il proprio gioco vincendo su tutti gli altri, quindi Mirandolina si dimostra una donna intelligente ed emancipata. In qualche modo, secondo me, la svolta c’è già in Goldoni. La regia di Corrado esalta questi aspetti, la comicità e il ritmo già insito nel testo, e ci fa capire che Goldoni parla a noi, usando però le sue stesse parole, quindi non vedo un grande scollamento tra le due cose.

In che cosa questo può considerarsi uno spettacolo comico?

E’ divertentissimo! La chiave di lettura è che si usa la plastica, che è il materiale di cui è fatto questo mondo di Barbie e delle bambole. Per raccontare un manierismo, ne esalta la complicità, quindi la plastica che diventa finzione è una chiave di lettura che ci rende credibile anche la comicità più spinta. Anche l’uso delle comiche che sono due uomini en travesti nel nostro allestimento esalta davvero la comicità dei due personaggi e il ritmo assolutamente incalzante che Goldoni suggerisce è portato all’estremo.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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