Renato Sarti, “Chicago Boys”

Chicago Boys è uno spettacolo teatrale ispirato a un gruppo di economisti che negli anni Sessanta si formò sotto la guida di Milton Friedman, teorico, tra gli altri, della teoria neoliberista. Il protagonista è uno spietato finanziere capitalista appartenente a quello 0,1% del pianeta che continua ad accumulare patrimoni immani a discapito del resto della popolazione mondiale.

Chicago Boys è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dall’8 al 19 novembre. Si tratta di un testo scritto e diretto da Renato Sarti, che vede protagonisti Massimiliano Loizzi ed Elena Novoselova.

Quattro domande a Renato Sarti

Quanto è simile il personaggio interpretato da Massimiliano Loizzi agli squali di oggi?

Credo che lo sia molto. All’interno del mondo della finanza il loro lavoro è infatti quello di speculare, di fare affari e di non guardare in faccia a nessuno. Penso quindi che sia abbastanza simile a certi personaggi che non si preoccupano delle conseguenze dei loro movimenti. Vanno avanti come treni. Poi c’è una guerra economica permanente, che ci fa scoprire che nel 2021 i dati Unicef e quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità riportano la morte di cinque milioni di bambini in un anno. Questa è una cifra pari a circa 13.000 bimbi morti al giorno, per denutrizione, fame, mancanza d’acqua e di medicine, e condizioni igieniche insufficienti. La prima guerra è quindi quella economica permanente. Questo è dovuto alle assicurazioni e al mondo finanziario canaglia.

Che cosa è cambiato oggi nel mondo dell’economia e dell’alta finanza rispetto ad allora?

Credo niente. Bertolt Brecht si chiedeva se fosse meglio fare una rapina o aprire una banca, ma è la stessa cosa. Il divario tra chi ha tanto e chi non ha niente è sempre più smaccato, antipatico ed orribile.

Nella presentazione dello spettacolo hai scritto che “una stampella non può camminare da sola”. Cosa intendi dire?

La frase completa è: “Chiedersi se sarebbe stato possibile imporre la liberalizzazione più sfrenata senza i golpe, i desaparecidos e la tortura, è come chiedere a una stampella “Vuoi camminare da sola?”. Da Timor, dove ci sono stati i più grandi massacri perpetrati dagli americani della Cia, al Cile, all’Argentina fino ai paesi socialisti come la Polonia e la Cina dove ci fu la rivolta di Piazza Tienanmen, l’azione dei Chicago Boys è sempre stata accompagnata da un modo di agire da terrorismo di stato.

Nel 2023 ricorrono i 50 anni del golpe in Cile, che è l’esempio più classico. Ci è imposta la liberalizzazione, perché bisognava farlo con le armi e il suicidio di Salvador Allende. Nel momento in cui si vanno a toccare le multinazionali e gli interessi che queste gestivano in quei Paesi, scoppiavano i golpe, c’erano i desaparecidos, le guerre e il terrorismo di Stato. Quindi l’opera di Milton Friedman e dei Chicago Boys è sempre stata accompagnata da questi fatti cruenti.

C’è qualche similitudine con film come “Wall Street” di Oliver Stone o con lo spettacolo teatrale “Lehman Trilogy”?

Qualcuna c’è, ma io cerco sempre di trattare drammaturgicamente e teatralmente gli argomenti di carattere storico, economico e politico. C’è dunque una grossa componente grottesca, come l’uomo immerso nella vasca di acqua putrida, che fa una sorta di conferenza stampa per raccogliere nuovi adepti nei Chicago Boys. Questa è evidentemente una ricostruzione molto cinica, farsesca e anche tragica. Nello spettacolo, Massimiliano Loizzi chiama accanto a sé una ragazza russa, che con la propria presenza cerca di rinverdire la guerra fredda, cioè lo scontro del Novecento. L’attrice che la interpreta si chiama Elena Novoselova ed è straordinaria, bravissima e affascinante. Questa è una parodia un po’ grottesca del fatto politico ed economico, però dal punto di vista teatrale funziona.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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