Il mattino del 20 ottobre del 1944, alcuni aerei della Air Force, dopo aver compiuto una missione nell’area nord di Milano, scaricarono alcune delle bombe residue sulla città. Una di queste, per una tragica combinazione, sfondò il tetto della scuola “Francesco Crispi”, in zona Gorla, si infilò nella tromba delle scale ed esplose nella cantina, dove si erano rifugiati i bambini, uccidendone 184. Morirono anche 14 maestre.
In occasione dell’80° anniversario di uno degli eventi più sanguinosi della Seconda Guerra Mondiale, il Teatro della Cooperativa porta in scena al Teatro Studio Melato di Milano dal 15 al 20 ottobre Gorla fermata Gorla, uno spettacolo scritto e diretto da Renato Sarti, che vede protagoniste Giulia Lazzarini, Federica Fabiani e Marta Marangoni.
Quattro domande a Renato Sarti
Che cosa successe in dettaglio la mattina del 20 ottobre 1944?
Per una tragica combinazione una missione fallì. I piloti di due aerei, per paura di non rientrare alla base a Foggia e per risparmiare carburante, sganciarono due bombe quando pensavano di essere fuori dalla città. Erano invece ancora sopra Gorla dove non c’era quasi niente. Uno di questi ordigni finì nella tromba delle scale dove i bambini si erano rifugiati. i piloti erano americani, un popolo senza il quale il mostro nazista avrebbe dominato il mondo. La guerra non risparmia né i civili né i bambini. Questo spettacolo è stato fatto dieci anni fa in occasione del 70° anniversario della strage di Gorla grazie a un intervento del Comune. Lo portiamo in giro da un decennio e sembra più attuale oggi di allora.
Che ruolo hanno le tre attrici protagoniste Giulia Lazzarini, Federica Fabiani e Marta Marangoni?
Giulia è un patchwork di varie testimonianze ed è una signora anziana che rievoca gli eventi nei bambini di allora. Convive sempre con loro e non passa giorno senza che pensi a quei fatti. Giulia Lazzarini, il 20 ottobre 1944 era in via Pacini e si chiedeva se sua madre sapeva che stava andando in quel rifugio. Era una bambina di dieci anni in preda al terrore causato dalla caduta delle bombe su Precotto ma anche su altre zone della città. Fu un giorno tragico per Milano. Lei rievoca quello che ha sempre dentro. Invece a Federica Fabiani e Marta Marangoni ho dato il compito di interpretare i bambini sopravvissuti che descrivono il caos e che guardavano in alto meravigliati, pensando che le bombe fossero confetti e coriandoli che cadevano. Una di loro voleva andare nel rifugio, ma ebbe la fortuna che la maestra glielo impedì e così si salvò.
Questo è uno dei fatti più efferati della Seconda Guerra Mondiale, eppure non è così noto come lo sono stati altri eccidi, come per esempio quelle delle Fosse Ardeatine avvenuto lo stesso anno sette mesi prima. Perché secondo te?
E’ stato dimenticato perché in generale c’è poca attenzione per la memoria storica. Dieci anni fa io ho proposto che il memoriale dedicato alle vittime della strage di Gorla diventasse un monumento nazionale per il valore storico e simbolico di questa tragedia, al pari della Risiera di San Sabba e delle Fosse Ardeatine. Da lì è partita una catena che è arrivata, anche se con molto ritardo, alla visita del presidente della Repubblica Mattarella sul luogo della tragedia il 14 ottobre e il monumento di Gorla è finalmente diventato monumento nazionale. Il titolo dello spettacolo è Gorla fermata Gorla perché Gorla per la maggior parte dei milanesi è una stazione della metropolitana, ma non può e non deve essere solo questo.
A Milano, dove un tempo sorgeva quella scuola, è stata intitolata una piazza a quei bambini nei pressi di viale Monza. Si chiama Piazza dei Piccoli Martiri. Anche il vostro spettacolo, proprio come quel luogo, ha l’obiettivo di conservare e tramandare la memoria storica?
Sì, c’è anche una scuola che è stata dedicata a loro. Io ho portato questo spettacolo anche nelle scuole elementari e all’inizio ero molto indeciso se farlo o meno, perché l’argomento è molto delicato. I bambini, sia delle primarie che delle medie che delle superiori, hanno reagito in modo straordinario. Si sono molto incuriositi e mi hanno chiesto se quel giorno io ero lì. Hanno fatto domande alle attrici e ai testimoni che seguivano. Adesso è uscito anche un video di Mario Calabresi. Ne sono felicissimo e credo che questo abbia contribuito a far ricordare quel tragico evento. So che i bambini sono “vaccinati” alla guerra, perché gliela facciamo capire, stando sempre attenti a non traumatizzarli, però bisogna sempre spiegare loro che è uno degli orrori del mondo.
- Intervista di Andrea Simone
- Foto in evidenza di Wanda Perrone Capano
- Si ringrazia Giulia Tatulli
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