- Clicca QUI per ascoltare il podcast dell’intervista
Mai Morti è una “affabulazione nera” che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove.
Con una scrittura evocativa, Renato Sarti ripercorre la nostra storia recente attraverso i racconti di un fascista mai pentito. È affidato a Gabriele Falsetta il difficile compito di dare voce a questo nostalgico delle “belle imprese” del Ventennio fascista, oggi impegnato in prima persona a difesa dell’ordine pubblico contro viados, extracomunitari, zingari e drogati.
Mai morti è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano dall’1 al 6 aprile. Ne è unico protagonista Gabriele Falsetta con un testo scritto e diretto da Renato Sarti.
Quattro domande a Renato Sarti
Perché questo è un testo che fa discutere, arrabbiare, divide, emoziona e commuove?
Fa commuovere perché ci sono alcuni episodi che riguardano vicende tragiche, le sofferenze patite da persone e in un caso specifico da una donna che passò attraverso le torture praticate dall’Ufficio Investigativo della X Mas a Cuorgné e che perse la propria salute mentale e anche altre caratteristiche fisiche. Quindi alla fine commuove perché fa capire le sofferenze subite da chi ai tempi era antifascista e capitava nelle grinfie delle varie formazioni fasciste. Fa arrabbiare perché molte volte è successo che quelli che si sentono coinvolti dal punto di vista dei fascisti hanno avuto reazioni scomposte, nel senso che due o tre volte è successo a Roma, a Genova e a Milano che hanno fatto svastiche sul muro oppure che il 22 aprile 2002 hanno cercato di interrompere lo spettacolo.
Hanno cioè avuto delle reazioni un po’ scomposte quando invece diciamo che è uno spettacolo che fa discutere perché se uno vuole, si può anche dibattere del tema. A volte abbiamo fatto degli incontri con le scuole e con qualche storico: tutto quello che viene detto sul palco è assolutamente documentato e parla del fascismo sotto il punto di vista dei crimini perpetrati dai fascisti. Cito alcuni esempi: le torture praticate al Piccolo Teatro di Milano quando ancora si chiamava Cinema Broletto, che era sede della Legione Autonoma Ettore Muti; il gas usato in Africa dall’esercito italiano; Piazza Fontana e quello che ha fatto la X Mas sia nel Castello dalle Urla Strazianti a Conegliano Veneto sia a Cuorgné.
Che storia ci racconta Mai morti?
Ci racconta quello che è stato il fascismo, che per qualcuno è ideologia ma secondo me, oltre che ideologia è soprattutto crimine e violenza. Si è imposto con la violenza, è stato un bell’esempio seguito anche da Hitler perché c’è stata prima la Marcia su Roma e dopo la Notte dei Cristalli, e ha continuato a governare con una dittatura feroce che non solo ha tolto la libertà di pensiero e di espressione, ma ha ammesso crimini infiniti oltre ad avere portato la nazione in una guerra orribile e avere apposto la firma dell’Italia a uno dei progetti più orribili della storia umanità, cioè quello delle deportazioni e delle leggi razziali.
Il protagonista di questo monologo è un nostalgico?
Sì, è uno che siccome oggi non può più mettere le bombe come negli anni Sessanta e Settanta, siccome non può più menare le mani, siccome per il momento qualcosa della Costituzione italiana regge ancora e non potendo più fare questi misfatti, è convinto che bisognerebbe farli perché forse è uno dei pochi modi per riportare il Paese a un golpe bianco, come è stato fatto nel 1969 con la strage di Piazza Fontana. E’ costretto così a rievocare quegli episodi che raccontavo prima.
Venendo all’attualità, secondo te, con questo governo che abbiamo ormai da due anni e mezzo, siamo tornati a una qualche forma di fascismo?
Il problema è che nel 2000, quando scrissi questo testo, lo scrissi perché vivevo in una sorta di incubo vedendo le manifestazioni in corso Buenos Aires e a Porta Venezia a Milano con in testa Berlusconi, Fini e Bossi. Mi ricordo un incontro che era stato fatto al Cinema Palestrina con toni forcaioli. Vedevo in quelle masse un pericolo di ritorno al fascismo. Bene, pensavo e speravo che il mio testo sarebbe andato in scena per tre o quattro anni, al massimo cinque e che poi, come molti miei testi, sarebbe finito nel repertorio e nel dimenticatoio. Ogni tanto qualcuno ce lo chiede ma non è il caso di riproporlo in continuazione. Invece in questo caso direi che c’è ancora più motivo di presentarlo oggi che nel 2000 perché il populismo, il razzismo, la xenofobia e il fascismo non sono solo in Italia ma sono diffusi in tutto il mondo e sono sempre peggiori.
La coppia Giorgia Meloni-Donald Trump piace ai fascisti, ma non ci sono solo Trump e la Meloni: c’è l’Ungheria, la Turchia, la Russia. C’è un clima generale che fa pensare che questo testo sia ancora più urgente oggi e l’inquietudine che io vivo in questo momento è molto più alta di quella che si viveva nel 2000. Ai tempi Berlusconi aveva sdoganato il fascismo con frasi come “Ventotene era un luogo di villeggiatura”, “Mussolini era un bravo padre di famiglia”, “Il fascismo ha fatto anche cose buone”. Lì c’è stato lo sdoganamento che poi è andato avanti. Ormai questo governo è più propenso a pensare alle Foibe che a Dachau, a Mauthausen o ad Auschwitz come luogo di deportazione. Quindi io temo che sia più importante farlo oggi che 25 anni fa e questo non è un bel pensiero, nel senso che se pensiamo alle nostre generazioni future e a che mondo diamo loro in mano, un po’ di timori, di paure e di inquietudini ci sono.
- Intervista e podcast di Andrea Simone
- Si ringrazia Giulia Tatulli
- Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online, vedere le nostre interviste video e ascoltare i nostri podcast