Renato Sarti, “Trilogia del benessere”

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Nelle periferie del mondo, una buona parte della popolazione mondiale vive nell’indigenza, mentre una sempre più ristretta cerchia di privilegiati sguazza nello sfarzo e nello spreco, accumulando spropositate quantità di denaro. Non ha importanza chi in un’altra vita attraverserà la cruna dell’ago per giungere in paradiso; è qui in Terra che spesso si vive l’inferno.

Trilogia del benessere è in scena fino al 15 giugno al Teatro Franco Parenti di Milano. Scritto e diretto da Renato Sarti, lo spettacolo vede protagonisti lo stesso Renato Sarti, Valentina Picello e Michelangelo Canzi. La voce registrata è di Omero Antonutti.

Intervista a Renato Sarti

Perché è qui in Terra che si vive l’inferno?

Perché il mondo è fatto così. Nonostante i grandi progressi, soprattutto Internet, e tutte le diavolerie che la tecnologia ci mette a disposizione, viviamo in un mondo in cui ogni cinque minuti muore un bambino e nelle nostre città, nonostante lo spreco, il consumismo, gli usa e getta e tutti i sacramenti del consumismo, ci sono aree dove la gente non tira avanti, con situazioni di indigenza e delinquenza. Quindi il testo parla di tre situazioni di questo tipo.

Quali sono le tematiche principali affrontate in questo spettacolo?

Droga, anziani, disagio e le problematiche delle periferie del mondo dal punto di vista materiale ma anche psicologico. Sono una diretta conseguenza di quella materiale. Quindi ci sono degli anziani che vivono nell’indigenza, una prostituta e il suo pappone che si fa di ogni e un ragazzo che cade nella trappola dei media e accetta un contratto per fare una trasmissione in cui si buca in diretta, ma le cose poi non vanno come erano previste.

Quali sono le tragedie di ordinaria quotidianità che vivono i protagonisti?

Il primo atto unico è la storia di un bimbo che nasce da un tentativo di stupro, nasce in carcere e si chiama Libero. Però è la conseguenza di questo rapporto dei due personaggi: lui che si fa di ogni e lei che si prostituisce. Il secondo è il ragazzo che si buca in televisione e si chiama Spartaco. Il terzo Buon Natale e parla di due anziani che vivono il Natale in maniera non proprio bellissima.

Qual è il rito collettivo che si consuma?

E’ quello del consumismo. Mentre nel mondo succede di tutto e di più, noi assistiamo a questa macchina spaventosa. Anche durante il Covid, noi eravamo a casa e disperati non sapevamo cosa fare, ma c’erano le pubblicità che ci parlavano di navi da crociera, di bocconcini deliziosi per i gattini, di cioccolatini meravigliosi: il mondo di sogni che però continua a essere fatto di una realtà di tante situazioni al limite.

  • Intervista e podcast di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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