Andrea Scanzi, “La sciagura”

Dopo il grande successo di Renzusconi (2018) e Il cazzaro verde (2019-2020), Andrea Scanzi — autore e interprete teatrale dal 2011 — torna sul palco con un nuovo spettacolo di satira politica: La sciagura – Cronaca di un governo di scappati di casa. Tratto dall’omonimo bestseller edito da Paper First, Scanzi mette ora in scena la sconfinata pochezza di un governo composto perlopiù da “scappati di casa”. Novanta minuti di risate (amare), informazione e indignazione, che partono da un’analisi del percorso politico di Giorgia Meloni per poi ripercorrere impietosamente le incongruenze del governo. Lo spettacolo è in scena al Teatro Carcano di Milano per un’unica serata la sera di mercoledì 28 maggio. Tornerà in tournée nei teatri italiano a settembre per continuare fino al 2027.

Quattro domande ad Andrea Scanzi

Mi sembra di capire che anche questa volta non le mandi a dire a questo governo…

No, perché questo governo si merita dei toni netti ma secondo me più che altro se li merita il pubblico. Io ho sempre pensato che la satira sia uno strumento meraviglioso per raccontare il presente e per divertire la platea. Io anzitutto sono stato e resto uno spettatore, quindi sono cresciuto con gli spettacoli di fenomeni assoluti che chiaramente con me non c’entrano niente, che mi hanno forgiato e formato quando avevo venti, venticinque e trent’anni: penso a Luttazzi, a Grillo o a Gaber sul fronte del teatro canzone.

Adesso che non sono nessuno ma che ho conseguito una piccola notorietà, mi piace salire sul palcoscenico e applicare quella stessa forma di satira e la faccio nel disperato tentativo che di solito per fortuna riesce, di fare compagnia allo spettatore per 90-100 minuti, farlo divertire, sorridere e arrabbiare ma soprattutto riflettere. L’obiettivo è quello di parlare per 90-100 minuti con un bel ritmo affinché il pubblico alla fine esca con delle reazioni, che non resti indifferente a quello che io ho detto.

E’ peggio Giorgia Meloni o la gente di cui si circonda?

E’ peggio Giorgia Meloni perché ha scelto lei le persone, però è chiaro che se mi fai invece una domanda legata alla qualità, al talento ove presente, sicuramente Giorgia Meloni è meno peggio di un Lollobrigida o di un Nordio. Dopodiché bisognerebbe smettere di fare questa distinzione, e lo dico anche nello spettacolo, perché se quei nomi sono al governo, ma ne cito anche tanti altri come Valditara o la Roccella, sono lì perché ce li ha messi la Meloni o comunque li ha avallati lei. Quindi è la meno peggio ma la sua classe dirigente l’ha scelta lei e non io.

Quali sono le incongruenze di questo governo?

Sono tante. Anzitutto la differenza enorme che c’è stata tra le promesse elettorali grazie alle quali la Meloni ha vinto e quello che sta facendo, soprattutto su due fronti: quello economico e quello estero. Sul primo la Meloni ha promesso di fare l’esatto contrario di quello che aveva fatto Draghi a cui lei aveva fatto opposizione e ha vinto le elezioni anche per questo. Adesso fa le stesse identiche cose che faceva, ma peggio di Draghi perché non è lui. Sul fronte estero, lei che non è mai stata filoatlantista, filoNato e filoStati Uniti, adesso sta facendo l’alleata più fedele e zerbinata degli Usa, sia con Biden che con Trump.

Oltre a questi tradimenti e potrei citarne altri, c’è proprio l’incapacità di gestire il presente. Pensiamo ai fallimenti sul fronte migranti, all’economia che sta andando male e che sta stagnando, ai poveri che sono sempre più poveri, ai ricchi che sono sempre più ricchi, alla sperequazione tra ceti, alla disoccupazione che cresce, ai salari che sono sempre bloccati. C’è veramente una quantità industriale di cose che non funzionano o per incapacità o per dabbenaggine oppure per scelta perché questo è un governo profondamente ideologico e fa anche delle cose orrende che purtroppo aveva promesso di fare.

Facendo una previsione, questo governo durerà fino al 2027 o addirittura con un secondo mandato fino al 2032?

Lo dico anche nello spettacolo e non do delle buone notizie. Allo stato attuale la Meloni ha ottime possibilità di vincere anche nel 2027. E’ sicuro e straovvio che governerà fino ad allora. Io l’ho sempre detto, fin dal 2022 il giorno in cui vinse le elezioni e anche prima. L’ho sempre paragonato come longevità all’orrendo governo Berlusconi 2001-2006, che durò per cinque anni e per tutta la legislatura. Quindi arrivano fino alla fine, a meno che la Meloni non decida di votare sei mesi prima, ma di sicuro se cadono, lo sceglie lei.

Poi, quando andremo a votare, dipenderà da cosa succederà dall’altra parte: questo è uno spettacolo nel quale io non le mando a dire nei confronti del centrodestra, ma tiro le orecchie anche al centrosinistra e all’opposizione, perché se questo governo ha ancora il consenso dei pochi che vanno a votare, vuol dire che qualche elettore è intriso di dabbenaggine ma significa anche che l’alternativa non è così elettrizzante.

  • Intervista di Andrea Simone
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