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Un rito psicomagico di ritorno al teatro, che diventa un racconto di vita appassionante, esilarante, commovente. Non vorrebbe, Beatrice, essere lì sul palco. Eppure qualcosa accade. Un primo ricordo, un aneddoto, una risata e il racconto di un’intera esistenza prende forma…
Metaforicamente Schiros è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano fino al 12 gennaio. Ne è unica protagonista Beatrice Schiros, anche autrice del testo con Gabriele Scotti.
Intervista a Beatrice Schiros
Cosa significa che questo spettacolo rappresenta un rito psicomagico?
Due anni fa io avevo chiuso con il teatro a causa di un burn out verso quel mondo e dissi che se avessi dovuto tornare sul palco, lo avrei fatto con un mio monologo personale. Quindi ho messo in piazza tante esperienze della mia vita, facendo un rito psicomagico alla Jodorowsky, portando cioè in scena vicende private. In questo spettacolo parlo di me e dei miei fallimenti. E’ anche un inno ai miei genitori, che purtroppo se ne sono andati qualche anno fa. Mi sono detta che tornare in scena con uno spettacolo sul mio vissuto sarebbe stato un atto curativo e così è stato. Piano piano sto facendo pace con il teatro che ho tanto amato.
Oltre che con il teatro ha dovuto fare pace anche con se stessa?
Sì, è stato così per forza, anche per riconciliarmi con tutto il resto. Ci sto ancora lavorando. Questo mi ha aiutato molto, perché è un monologo che fa ridere moltissimo, ma non solo, perché quando finisco, è come se avessi fatto 15 sedute dallo psicoterapeuta. Alla fine di ogni serata sono felice ma mi sento un po’ stanca, perché mettere in piazza la propria vita non è facile. Però serve.
Quindi il suo è un monologo autobiografico?
Assolutamente sì. Parlo di me e chi l’ha visto in quelle poche date che ho fatto finora mi dice che è pazzesco, che ha sentito dentro di sé quello che io racconto. Tanti si sono identificati. Parlo di me ma anche di tutti, perché tutti, chi più chi meno, stiamo vivendo quello di cui parlo io. C’è chi si ritrova, ma c’è anche chi invece non è troppo convinto o non è pienamente d’accordo con ciò che dico.
Perché Beatrice non vorrebbe essere sul palco?
Perché con la crisi di rigetto che ho avuto due anni fa ho detto di no a tutte le bellissime proposte di lavoro che mi arrivavano ed erano tantissime, tra cui una di Silvio Orlando. Non volevo andare in scena e lavoravo solo per la televisione o per il cinema, che hanno linguaggi diversi rispetto al teatro. Era come se avessi perso la gioia e l’entusiasmo che questo lavoro invece dà. Non mi divertivo più. Oggi invece sono molto contenta perché il pubblico mi ha detto di essere felice del mio ritorno.
In questo spettacolo lei guarda più dentro se stessa o più dentro le altre persone?
Guardo più dentro me stessa.
E quello che vede le piace?
Sì, anche se ci ho messo un po’. Ho passato molto tempo a riflettere, a rimuginare e a piangere. Ma ora quello che vedo mi piace!
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Giulia Tatulli
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