Carlo Sciaccaluga, “Una mano mozzata a Spokane”

In una camera d’albergo, Carmichael, un sicario di mezz’età a cui manca la mano sinistra, lascia un messaggio sulla segreteria telefonica della madre per rassicurarla sulla propria salute. Da questo momento in poi inizia una dark comedy in pieno stile McDonagh.

Una mano mozzata a Spokane di Martin McDonagh è in scena al Teatro Filodrammatici di Milano il 3 e il 4 febbraio. Tradotto e diretto da Carlo Sciaccaluga, lo spettacolo vede protagonisti Andreapietro Anselmi, Alice Arcuri, Maurizio Bousso e Denis Fontanari.

A tu per tu con Carlo Sciaccaluga

In che modo il protagonista ha perso la propria mano?

Dice di averla persa perché gli è stata mozzata da un gruppo di bifolchi bianchi, che oggi potrebbero essere la caricatura di sostenitori di Trump, che gliel’hanno tenuta premuta contro le rotaie e il passaggio del treno gliel’ha tagliata. Non sappiamo però se questa storia sia vera o no.

E’ un testo che ha del surrealismo?

E’ un testo che gioca anche su ciò che è vero e ciò che non lo è a seconda del fatto che un racconto venga creduto o meno. La verità non è soltanto ciò che è realmente accaduto ma può anche essere quello che si crede, se il racconto è convincente a sufficienza. Questo principio viene quindi continuamente messo in discussione.

Nonostante l’argomento, sembra che possiamo definirlo anche un po’ commedia, giusto?

Altroché! Una commedia nera, ma l’effetto comico è continuo.

Dicono che il teatro di Mc Donagh sia azione, relazione e incidente. Che cosa significa secondo lei?

Questa è una definizione un po’ generica, se posso permettermi, nel senso che si può applicare a molti autori contemporanei, in particolare della scena britannica. Comunque vuol dire che è un teatro in cui i personaggi parlano poco di ciò che fanno, ma agiscono in diretta con gli accadimenti e gli incidenti che ovviamente passano attraverso la relazione. Sono diretti sul palcoscenico, non c’è commento rispetto all’azione. Anche tutti i temi e i fatti molto importanti come il razzismo e il racconto presenti in questo testo non sono mai affrontati esplicitamente, ma sono gli eventi e le relazioni tra i personaggi a suggerirli.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Anna Defrancesco Gatti
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