Giovanni Scifoni, “Fra’- San Francesco, la superstar del Medioevo”

Come si fa a parlare di San Francesco d’Assisi senza essere mostruosamente banali? Com’è possibile mettere in scena questo spettacolo senza che sembri una canzone di Jovanotti? Se chiediamo a un ateo anticlericale “dimmi un santo che ti piace”, lui dirà: Francesco. Perché tutti lo conoscono? Perché sono stati scritti decine di migliaia di testi su di lui?

Fra’ – San Francesco, la superstar del medioevo è in scena al Teatro Carcano di Milano fino al 21 gennaio. Diretto da Francesco Brandi, lo spettacolo vede come unico protagonista Giovanni Scifoni.

Parla Giovanni Scifoni

Perché ha deciso di portare in scena proprio San Francesco d’Assisi?

Sono 800 anni che tutti non facciamo che parlare di lui. Sono state scritte migliaia di testi, decine di spettacoli teatrali e decine di film. Io non sono che l’ennesimo a barcamenarmi in quest’avventura. Le confesso che all’inizio ero terrorizzato, non volevo farlo, ma leggendo le bellissime e sterminate fonti che sono state scritte su di lui, sono stato proprio rapito dalla figura di Francesco e alla fine non sono tanto io a parlare di Francesco quanto Francesco a parlare di me e soprattutto di tutti noi. E’ una figura che interroga talmente tanto la nostra contemporaneità che alla fine lui sparisce e restano i suoi grandi interrogativi.

Cos’aveva di speciale San Francesco?

Era un grandissimo artista e un grande performer, forse uno dei più straordinari del passato. Abbiamo pochissimi documenti che ci narrano com’erano le sue prediche, ma i suoi contemporanei dicono che assistervi era un’esperienza incredibile. La sua creatività era assolutamente vulcanica e sconfinata. Basti pensare che ha scritto il primo componimento poetico in lingua italiana: la prima poesia in lingua italiana è sua, non è di Dante o Petrarca. Francesco aveva di speciale che era una figura di difficilissima collocazione. All’epoca ce n’erano molti come lui che avevano scelto il pauperismo, ma la radicalità con cui lui ha affrontato la rinuncia a tutto è forse unica. Non solo la rinuncia al denaro perché sappiamo tutti quanti che lui ha rinunciato al denaro e al possesso, ma anche alla cosa più preziosa che abbiamo, che è il riconoscimento degli altri.

Lui ha anche rinunciato al consenso, perché era l’uomo più famoso del Medioevo ed è diventato il santo più popolare della Storia. La parte dello spettacolo che mi interessa di più narrare è quando a un certo punto lui rinuncia anche al successo. Lui era San Francesco, un santo con un potere sconfinato: diceva qualunque cosa e i frati obbedivano. A un certo punto lui decide di togliersi di mezzo. Questo è un gesto che nessuno fa. Chi rinuncia al successo? Non lo fa nessuno e io che sono un attore e che con il successo ci campo, raccontare la rinuncia al successo è un corto circuito interessante dal mio punto di vista.

Mi piace farlo e mi piace stimolare il pubblico su quest’aspetto in modo comico, perché chiaramente stresso gli spettatori a interrogarsi su cose su cui magari non dovrebbero interrogarsi e questo genera un corto circuito comico in cui siamo tutti quanti un po’ rapiti.

Perché le prediche di san Francesco erano capolavori folli e visionari?

Perché erano qualcosa di completamente diverso a cui i contemporanei non erano minimamente abituati. Intanto lui era famosissimo, quindi dovunque andasse lo accoglievano folle che volevano sentirlo predicare e lui ogni volta andava e faceva cose diverse. Utilizzava qualunque cosa avesse per le mani. A volte si faceva invitare ai banchetti di nozze o a quelli per l’investitura di qualche cavaliere, saltava sui tavoli e cominciava a declinare versi in francese che trasformava. E’ famosa una canzone popolare trobadorica che racconta un amore profano di un cavaliere per una dama e lui la trasforma nell’amore del frate per Dio. Queste erano cose a cui nessuno era abituato. Oppure a volte utilizzava il mutismo.

Una volta in una predica lui era atteso da folle sconfinate che volevano sentirlo parlare, ma lui aveva capito che questa folla era lì per vedere il grande fenomeno ma non per convertirsi davvero al Vangelo. Allora sale sulla pietra davanti alla folla e sta zitto per mezz’ora, non dice niente e poi se ne va. Sono cose da teatro contemporaneo, sembra una cosa da Living Theatre, da teatro di ricerca degli anni Sessanta. Oppure a volte utilizzava la malattia, si cospargeva di cenere, malato, muto, cieco e le folle assistevano. Erano cose che non hanno precedenti. Noi oggi abbiamo visto un po’ di tutto, abbiamo vissuto l’era della ricerca teatrale, dell’avanguardia. All’epoca siamo nel Medioevo e quindi era un altro mondo.

Quant’era grande il potere persuasivo di san Francesco?

Era enorme, nel senso che lui aveva la capacità di convincere chiunque a fare qualunque cosa lui chiedesse di fare. Era impossibile dirgli di no. Non saprei dire perché, però lui è riuscito a convincere anche i Papi. Innocenzo III in quello stesso periodo fa massacrare 20.000 catari e lui, che di primo acchito non sembrava tanto diverso dai catari perché praticavano anche loro la povertà, la castità e il distacco da tutto, va da Papa Innocenzo III, che gli permette di andare a predicare, perché sapeva persuadere, aveva un carisma incredibile nel far fare alle persone quello che lui voleva facessero.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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