Simone Severgnini, “Quasi una serata”

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Quasi una serata sembra essere un’opera teatrale intrigante e dal tono irriverente, riflettendo sul rapporto dell’essere umano con il mistero dell’esistenza. Scritta da Ethan Coen, conosciuto soprattutto per le sue collaborazioni cinematografiche con il fratello Joel, l’opera propone situazioni surreali e umoristiche in cui il divino è rappresentato a immagine e somiglianza dell’umanità.

Quasi una serata è in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 3 al 5 maggio. Diretto da Davide Marranchelli, protagonista anche in scena, lo spettacolo contempla nel cast Stefano Annoni, Paui Galli e Simone Severgnini.

La parola a Simone Severgnini

Che cosa implica il rapporto tra l’essere umano e il mistero dell’esistenza?

Detto così, sembra che facciamo altissima filosofia! Implica il raccontare quello che è l’evento con cui in qualche modo un po’ tutti abbiamo a che fare a un certo punto. Si parla, come spesso accade nei lavori di Coen, di aldilà, di morte. Sono tre quadri: c’è un omicidio e quindi poi un uomo che deve fare i conti con questo omicidio. In un altro si parla di aldilà e del rapporto che speriamo di non avere fino ad arrivare a sentire parlare Dio. Lo spettacolo si muove proprio tra le grandi domande, come Coen sa fare. Chi conosce i suoi film ritroverà di sicuro quelle sensazioni e quei gusti un po’ amari, ma molto divertenti che riempiono i suoi lavori.

In che modo ci somiglia il divino?

Non voglio spoilerare troppo, ma in qualche modo il divino diventa violento come siamo noi e diventa quotidiano come siamo noi nel lavoro.

Cosa significa che la struttura dell’opera è un gioco di teatro nel teatro?

Coen stesso chiude l’opera con il post al tavolo di un ristorante, una coppia di spettatori e un’amica al tavolo che chiacchierano dello spettacolo. In qualche modo già lo spettacolo suggestiona la possibilità di includere momenti che vanno oltre l’istanza della rappresentazione. Abbiamo provato ad andare ad ampliare un po’ questo gioco della scatola teatrale per cui il pubblico ci trova dal primo istante in cui entra in sala ad accoglierlo in un dialogo che il testo suggerisce. Noi lo abbiamo amplificato e abbiamo provato a portarlo un po’ alla grandezza che per noi è importante che abbia l’incontro con quello che accade a teatro, come spettacolo e cast.

Qual è il tuo ruolo nello spettacolo?

Sono tre atti unici e quindi sono tre storie differenti che hanno tutte più di quattro personaggi. Noi in scena siamo in quattro: io, Stefano, Paui e Davide. Quindi passiamo diversi personaggi. Per cui passo dall’essere un uomo qualunque che ha anche fare con l’aldilà, a essere una spia e uno spettatore e alla fortuna di fare Dio.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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