Valentina Sichetti, Eugenio Fea e Ilaria Longo, “Unprinted”

Uno spettacolo sul mondo degli scrittori e soprattutto sui difficili inizi per chi vuole intraprendere questo tipo di mestiere è in scena fino al 22 ottobre al Pacta Salone di Milano. Unprinted – Quello che non ti dicono ci racconta la storia di Alice, una giovane aspirante scrittrice cui però vengono chiuse in faccia molte porte. Grazie però alla determinazione e al sostegno della sua tenace coinquilina, la ragazza riesce a trovare lavoro in una testata giornalistica, che potrebbe farle da trampolino di lancio per intessere nuove conoscenze e realizzare il suo sogno. All’interno di quel giornale, però, Alice conoscerà una realtà molto difficile e piena di trappole.

Lo spettacolo, scritto e diretto da Valentina Sichetti, vede protagoniste Denise Brambillasca, Gaia Carmagnani, Eugenio Fea e Ilaria Longo. Si tratta di una produzione di Compagnia Caterpillar in collaborazione con Pacta dei Teatri, che l’ha anche coprodotta.

Quattro domande a Valentina Sichetti, Eugenio Fea e Ilaria Longo

Io partirei dal titolo: Unprinted in inglese significa letteralmente “non stampato”. Nel vostro caso fa più riferimento invece al sottotitolo Quello che non ti dicono?

Valentina Sichetti: Unprinted è quello che non viene pubblicato, che non trova spazio sulla pagina. Per quanto mi riguarda, rappresenta tutta la fatica che c’è dietro a un successo o semplicemente a un risultato. Quello che non è un successo non viene stampato e soprattutto non trova spazio nella pagina la fatica che si fa per raggiungere un obiettivo, né lo trova quello che è condivisibile su Instagram e sui social. E’ sicuramente collegato a quello che non ti dicono, perché nessuno ti prepara a quello che trovi davanti. Uno impara che deve farsi strada da sé.

Quanto si avvicina alla realtà la situazione che descrivete?

Eugenio Fea: Per quello che raccontiamo si avvicina sicuramente molto alla nostra realtà: non lavoriamo nell’editoria, non siamo giornalisti, ma presentiamo proprio il passaggio in cui noi cerchiamo un posto. Spesso però non veniamo “pubblicati”. Raccontiamo quindi storie di quattro personaggi che cercano uno spazio che non viene loro attribuito. Avendolo scritto Valentina Sichetti ed essendo nella stessa compagnia da tanti anni, lei durante la scrittura ha proprio pensato alla realtà del nostro gruppo, quella di una giovane compagnia che cerca di parlare di cose che spesso non riescono a essere pubblicate.

Prendete spunto o raccontate un fatto realmente accaduto?

Ilaria Longo: Non lo raccontiamo ma ci sono notizie e fatti successi davvero. In realtà il primo semino di questo spettacolo sono stati i sette minuti all’interno di un progetto che si chiamava “Unprotected – Misericordia”. Il nostro compito era quello di raccontare di dare da bere agli assetati. Il modo era quello di far vedere il mondo delle notizia oggi, che sono news veloci perché abbiamo poco tempo per leggere; allo stesso tempo, però, abbiamo bisogno di informarci. Da lì è nata questa bella fantasia di Valentina Sichetti.

Perché Alice vive una situazione che le impedisce di riconoscere i confini della realtà? Sono così sottili?

Valentina Sichetti: A mio avviso lo sono sempre. Per quanto mi riguarda, la realtà è la nostra narrazione. A nessuno interessa se la storia che uno è racconta è vera, purché la si racconti. Viviamo in un mondo in cui i social hanno un ruolo importantissimo, dove la realtà che ci viene presentata è una. Poi però c’è un dietro le quinte, con una persona che magari vive tante altre difficoltà ed esperienze che non vengono pubblicate. Quindi la realtà dipende da chi la guarda e da come viene raccontata. Spesso è facile cadere in una narrazione falsa.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Colombo
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