Salvatore Sito, “La famiglia Addams”

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Irriverente, tagliente e piena di humour nero. Al Teatro San Babila di Milano è in scena dal 19 al 21 aprile La famiglia Addams con la regia di Salvatore Sito. Una commedia musicale d’altri tempi nata dalla creatività e dall’estro di Andrew Lippa, Marshall Brickman e Rick Elice. Il cast è formato da Andrea Rodi nel ruolo di Gomez Addams e Barbara Corradini in quello di Morticia. Antea Galli, Giorgia Morana, Pasquale Gramegna, Guido Turchi, Barbara Bertoni e Luca Gallo sono gli altri membri della famiglia Addams. In scena ci sono anche Mattia Baldacci, Luca Mazzamurro, Erika Del Re, Riccardo Ciabò, Mattia Cavallari, Federico Bassolino, Valentina Vetrone, Tania Mantellassi e Alessio Zampa.

La parola al regista Salvatore Sito

Cosa c’è di diverso tra l’adattamento italiano e la versione statunitense?

Ovviamente cambia qualcosa, anche se ho cercato il più possibile di rimanere fedele ai contenuti e ai concetti espressi nel libretto originale. E’ logico che, riadattando i testi a una lingua diversa, c’è qualche variazione. Ho provato però a mantenere la stessa struttura dal punto di vista estetico, sonoro, della musicalità e a conservare prevalentemente i concetti e i contenuti espressi.

Chi ha firmato i testi delle canzoni e della prosa nella nostra lingua?

Nella nostra versione utilizziamo una nuova traduzione scritta da me.

Il musical è in scena dal 2022. Quanto è cambiato, maturato o si è evoluto dopo la fase iniziale?

E’ cambiato molto, un po’ perché mettere recite sulle spalle permette al cast di oliare tanti meccanismi e trovare un’affinità via via sempre maggiore; un po’ perché, tra una replica e l’altra, abbiamo sempre apportato tanti piccoli miglioramenti con l’obiettivo ogni volta di raggiungere una pulizia estetica e un’immediatezza via via più efficace nel raccontare le vicende.

A che fascia di età è destinato questo spettacolo?

E’ un’opera per famiglie, quindi può essere fruito e apprezzato da persone di tutte le età. Generalmente, abbiamo avuto platee piene con spettatori dai 5-6 anni in su. Lo abbiamo anche rappresentato direttamente per le classi ed è stato veramente un successo. Forse quelle per le scuole sono state le repliche più emozionanti, perché la risposta di un pubblico così puro è stata davvero toccante.

Chi lo apprezza di più di solito?

Le famiglie, perché è uno spettacolo trasversale che tocca tematiche di inclusività, di accettazione del diverso, di confronto con le proprie paure e con il pregiudizio, ma che al tempo stesso mantiene una comicità veramente forte. E’ un musical divertente che fa ridere dall’inizio alla fine, però contemporaneamente riesce a toccare le corde più intime.

In che modo La famiglia Addams mette in evidenza l’importanza della diversità e il superamento del pregiudizio?

Questo è un tema fondamentale su cui io con la regia ho insistito molto. Ho cercato di rappresentare un immaginario che toccasse con delicatezza quest’argomento, che è un po’ il cuore del libretto. Fondamentalmente, infatti, si incontrano o si scontrano due famiglie molto diverse fra loro: gli Addams sono una famiglia sui generis. Guardandolo in senso ampio, oggi potrebbe essere un gruppo di emarginati, di persone relegate ai margini della società perché estremamente diverse rispetto ai canoni del nostro tempo. Nell’opera questo concetto è molto evidente, perché con il fidanzamento dei due ragazzi, queste diversità inevitabilmente si scontrano. Lo spettacolo ci racconta che riuscire a superare questo pregiudizio permette poi in realtà di acquisire una ricchezza reciproca.

  • Si ringrazia Roberta Cucchi
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