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Dopo lo strepitoso successo de I maneggi per maritare una figlia – due anni di sold out, prima in Liguria e poi in una trionfale tournée nazionale – Tullio Solenghi affronta nuovamente la sfida di “clonare” Gilberto Govi, misurandosi con l’altro cavallo di battaglia del grande attore genovese: Pignasecca e Pignaverde.
Lo spettacolo è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 15 al 19 aprile. Si tratta di una commedia in due atti scritta da Margherita Rubino e Tullio Solenghi che ne è anche protagonista con Claudia Benzi, Laura Repetto, Matteo Traverso, Stefano Moretti, Roberto Alinghieri, Mauro Pirovano e Stefania Pepe.
Quattro domande a Tullio Solenghi
Perché lei ha detto di trovarsi di fronte a un’autentica maschera della commedia?
Perché io credo che Govi oltre a essere un attore avesse creato con tutti i suoi personaggi una sorta di maschera. Basti pensare al trucco che lui dedicava a questo personaggio, alle sue movenze sceniche, alla mimica strepitosa che era un po’ il motivo conduttore di tutte le sue commedie, di queste due che faccio io, ma ce ne sono almeno un’altra ventina. Questo suo personaggio trasmigrava da una commedia all’altra, un po’ come le grandi maschere.
Che cosa intendeva dire quando parlava di “archeologia teatrale”?
Io lo dico in senso positivo, spesso viene usato in senso negativo. Noi tendiamo a non avere una sorta di tradizione teatrale. La Comédie-Française in Francia è un’istituzione quasi religiosa, nel senso che oltre ad avere possibilità teatrali e autori di tutti i tipi, c’è anche una tradizione nazionale e noi questa ce l’abbiamo poco. Credo che Govi faccia parte di questo nostro teatro verso il quale secondo me bisogna avere una sorta di rispetto e di affezione, come la si ha per un quadro d’autore o una scultura e anche questa è un’opera d’arte.
Che cos’ha in più questa commedia rispetto a I maneggi per maritare una figlia?
Questa cavalca l’archetipo della tirchieria genovese, è L’avaro di Molière in salsa ligure, quindi ha in più una valenza nella quale i genovesi cercano di non ritrovarsi ma tutto il resto del mondo li assimila come tirchi o avari. Quindi le occasioni di divertimento sono ancora maggiori.
Gilberto Govi è un autore poco conosciuto per le nuove generazioni, secondo lei?
Credo di sì. Io lo sto riscoprendo anche per questo, perché comunque soprattutto per noi liguri è una sorta di nume tutelare, di iniziatore di una specie ed è anche colui che parecchi anni fa sdoganò il dialetto ligure che è sempre stato considerato un po’ ostico. Ebbene, lui lo ha sdoganato con le sue meravigliose commedie. Adesso la Rete ai giovani di oggi offre tremila possibilità, per cui insinuare un Govi è un po’ più complicato. Per questo mi piace portarlo a teatro, perché ogni tanto vedo anche dei giovani che arrivano e lo riscoprono in maniera clamorosa.
- Intervista e podcast di Andrea Simone
- Si ringrazia Cristiana Ferrari
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