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Ecce (h)omo racconta una “diversa storia di normalità”. Il termine “homo” va a perdere l’h iniziale creando di fatto la parola “omo”, ovvero uguale. Si parla di omosessualità per parlare di uguaglianza, per raccontare semplicemente ma profondamente di persone.
Lo spettacolo è in scena dal 29 novembre al 1° dicembre all’Ecoteatro di Milano e vede protagonisti Giorgio Donders e Sergio Sormani, anche autori del testo.
La parola a Sergio Sormani e Giorgio Donders
Perché questo spettacolo è stato definito “una diversa storia di normalità”?
Sergio Sormani: Proprio perché è fatto per avvicinare la gente e quindi è il tentativo di far comprendere a tutti quanto ogni storia d’amore sia simile alle altre, senza distinzioni né caselle né eccezioni. Le persone hanno gli stessi meccanismi nell’innamorarsi, nell’amare, nel relazionarsi e dunque cerchiamo di raccontare la nostra storia particolare nata ben 33 anni fa, in un’epoca in cui era ancora più difficile rapportarsi tra persone dello stesso sesso.
Giorgio Donders: Secondo me è particolare perché dura da 33 anni.
Sergio Sormani: Malgrado la sua particolarità e gli inciampi che può avere avuto, è probabilmente simile a milioni di altre storie d’amore.
Sembra difficile parlare di uguaglianza con un governo che rema contro la comunità LGBT in questo modo. C’è una speranza?
Sergio Sormani: Sì. Secondo noi la speranza è proprio nei più giovani, perché da parte loro vediamo un’apertura maggiore. Però dobbiamo far arrivare il messaggio anche ai nostri coetanei o a quelli ancora più adulti. La speranza c’è, perché l’importante è lanciare dei messaggi positivi e cercare che le persone non abbiano più paura di ciò che non conoscono, quindi della diversità in generale.
Però la società è più avanti della politica, giusto?
Giorgio Donders: La società è molto più avanti, soprattutto le nuovissime generazioni. Lo sono anche le gli anziani, perché io e Sergio abbiamo sempre trovato molta apertura mentale da parte di persone che hanno 75-80 anni. I più ostici sono proprio quelli nella fascia centrale, dai 25 ai 70 anni. La nostra generazione forse lo è ancora di più. Questo ci fa specie, perché chi adesso ha mediamente 50 anni ha dei figli giovani e dovrebbe essere più vicino a quello che è il mondo oggi, mentre invece sono spesso e volentieri le persone più chiuse e meno ben disposte a conoscere ciò che non è conforme al modo di vedere.
Nello spettacolo avete messo l’accento anche sulla piaga del bullismo. In che modo?
Giorgio Donders: Perché bene o male ne siamo stati più o meno tutti vittime. A volte magari non di quello diretto perché ci può essere anche quello indiretto. E’ quello che viene praticato all’interno del nucleo familiare, magari non con parole feroci, ma con accenti che mettono la persona in un angolo. Poi c’è il bullismo cattivo che conosciamo più o meno tutti. Noi due per esempio non lo abbiamo vissuto in giovane età. Abbiamo iniziato a subirlo da persone adulte. Con l’avvento dei social, è bastato pubblicare in più di un’occasione una foto, dove magari non ci baciavamo ma si intuiva che non eravamo semplicemente amici, per ricevere delle bordate feroci. I primi tempi era difficile sentire certe parole. Ci si rimane sempre molto male, ma avendo un’età un po’ più adulta, si cerca di razionalizzare.
Sergio Sormani: E’ una piaga da combattere assolutamente e all’interno dello spettacolo c’è una parte nella quale trattiamo quest’argomento in maniera più generale, quindi non riferendoci solo alla diversità di una coppia gay, proprio perché il nostro tentativo è quello di arrivare a tutti e quindi non stiamo facendo un discorso solo per chi è gay come noi.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia l’ufficio stampa di Ecoteatro
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