Danila Stalteri, “Ti va di sposarmi?”

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Sara e Valentina, due amiche che non si sono mai sposate e, ormai reduci da diverse relazioni, hanno deciso di vivere insieme. Valentina da qualche tempo frequenta Santo, un ragazzo più giovane di lei che viene da un paese imprecisato nei dintorni di Roma e che lavora saltuariamente come cameriere. Valentina però non è del tutto convinta della sincerità dei sentimenti di Santo, fino a quando lui sparisce all’improvviso.

Ti va di sposarmi? è in scena al Teatro Martinitt di Milano dal 21 al 31 marzo. Lo spettacolo è stato scritto ed è diretto da Danila Stàlteri, che ne è anche protagonista con Roberta Garzia, Leonardo Bocci e Alessandra Sarno.

La parola a Danila Stalteri

Perché dici che in questa commedia è più protagonista il tema dell’amicizia che quello dell’amore?

Perché nonostante un titolo che sembra si rifaccia totalmente a tematiche come il matrimonio e l’amore inteso in senso tradizionale, in realtà questo spettacolo parla soprattutto dell’amore tra due amiche, perché anche un’amicizia è una forma d’amore. Quindi si parla soprattutto dell’amore non inteso soltanto nel senso canonico del termine.

Su che cosa si basa la convivenza delle due amiche?

Su un rapporto di reciproco sostegno e assistenza morale, materiale, organizzativa, che molto spesso sono anche le basi di un vero e proprio matrimonio. Quello che ho voluto analizzare, prendendo spunto anche da diverse storie vere e di cronaca, è proprio che anche tra due persone conviventi, intese non come due persone che abbiano per forza una relazione sessuale e sentimentale, alla fine le basi sono le stesse, perché due persone vanno a vivere insieme per sostenersi. La persona con cui si sceglie di vivere è quella che secondo noi ci sosterrà, ci aiuterà, su cui potremo contare e in cui avere massima fiducia. Analizzo soprattutto quest’aspetto: queste similitudini tra la convivenza di due amiche e quella che ci può essere tra due partner.

C’è anche una forte componente di solidarietà al femminile?

Assolutamente sì, anche se cerco di smontare la retorica della guerra tra sessi. Non è neanche uno spettacolo femminista. Parla della solidarietà tra persone, indipendentemente dal fatto che siano uomini. o donne, perché la delusione che avrà Valentina da parte di Santo può assolutamente essere vista anche al contrario: può anche essere una donna a deludere profondamente un uomo mancandogli di rispetto.

Nelle note di regia dici che è anche importante il tema della famiglia. Perché?

Perché come per il matrimonio e l’unione amorosa nel senso in cui la pensiamo tutti, anche la famiglia è un termine che dobbiamo sicuramente al giorno d’oggi rivedere, perché le famiglie sono sicuramente meno forti rispetto a una volta. La famiglia “tradizionale” per fortuna non esiste più, ma indipendentemente dal discorso sulle Famiglie Arcobaleno, l’aspetto fondamentale è il concetto di famiglia inteso come un gruppo di persone che uno sceglie perché siano la propria famiglia, a prescindere dai rapporti di sangue e da quelli amorosi.

Io faccio l’esempio della compianta Michela Murgia, che apprezzo tantissimo e che credo sia stata veramente importantissima nella nostra letteratura e cultura italiana. Lei ha parlato molto apertamente del concetto di “figli del cuore”. Aveva una famiglia che si era scelta lei, fatta di amici e persone con cui ha voluto costruire un rapporto familiare. Credo che questa sia una cosa importante, perché molto spesso abbiamo tante delusioni anche dalle famiglie d’origine. Era una cosa che una volta si cercava sempre di nascondere e di far finta che tutto funzionasse alla perfezione, perché avevamo il mito della famiglia tradizionale, ma è un mito che è giusto che cada. La famiglia sono quindi persone che decidiamo noi che siano tali.

  • Si ringrazia Lia Chirici
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