Giovanni Battista Storti, “L’Orazio”

Una guerra tra Roma e Alba. Il tentativo di evitare un conflitto bellico tra eserciti affinché non ci sia una carneficina; la scelta di due rappresentanti delle fazioni opposte per evitare il duello mortale, fino al tragico epilogo che solleva una domanda. Può il paladino e l’eroe della libertà essere anche un assassino?

L’Orazio di Heiner Müller è in scena al Pacta Salone di Milano fino al 3 dicembre, diretto da Giovanni Battista Storti, anche in scena con Lorena Nocera e Vladimir Todisco Grande. Sul palco il pianista Thomas Umbaca esegue musiche e composizioni dal vivo. Lo spazio scenico e l’installazione sono di Marcello Chiarenza e Marco Muzzolon, le luci di Fulvio Michelazzi e i costumi di Caterina Villa.

Intervista a Giovanni Battista Storti

E’ un dualismo allo stesso tempo contradditorio e inconciliabile quello che porta alla tragedia?

Sì. E’ proprio il caso dell’opera L’Orazio di Heiner Müller: vuole mettere in risalto le contraddizioni palesi e dirompenti nella stessa persona. L’autore le porta alle estreme conseguenze e quindi fa nascere il dramma teatrale.

Che cosa differenzia il dramma di Müller rispetto alla versione scritta da Brecht nel 1934?

Nell’opera brechtiana Gli Orazi e i Curiazi, la capacità intuitiva dell’Orazio sopravvissuto e l’analisi dell’uso degli strumenti di guerra gli permettono di avere la meglio contro i tre Curiazi. Quindi nel dramma di Brecht il focus è su un uomo che ha doti analitiche. E’ molto ben inserito nella sua comunità di appartenenza. Elabora così delle strategie per avere la meglio.

Heiner Müller prende invece in considerazione l’uno contro uno, che rende ancora più evidente il dramma individuale. L’Orazio ha la meglio sul Curiazio, ma il focus è sull’immediata conseguenza della leggenda tramandata dalla storiografia romana: l’Orazio ha vinto i Curiazi e in questo modo ha mantenuto la libertà di Roma. All’epoca, infatti, perdere una guerra significava diventare schiavo del vincitore. L’Orazio, l’eroe romano che ha salvato la libertà di tutti i suoi concittadini, viene contestato dalla sorella, fidanzata con uno dei Curiazi uccisi, che si ribella con una forza primordiale di rigetto della logica guerriera. I cittadini romani si chiedono quindi come comportarsi di fronte a un uomo che ha commesso un fratricidio e che porta con sé una contraddizione spaventosa.

In che modo lo spettatore diventa parte integrante dello spettacolo?

E’ una bella domanda perché riporta a un verso del testo di Müller dopo le due morti: il popolo ha subito un moto di smarrimento e si divide in due fazioni che iniziano a combattersi. Siamo così sull’orlo di una guerra civile. I rappresentanti della legge chiamano la cittadinanza in assemblea e Lorena Nocera indica il popolo presente in sala. Da quel momento gli attori si rivolgono sempre agli spettatori come ai cittadini che devono prendere la decisione, conferendo così al pubblico una responsabilità.

Che valore aggiunto hanno dato allo spettacolo le musiche di Thomas Umbaca, che lei ha definito il quarto attore?

Enorme! Il lato ritmico e la struttura dello scritto di Müller sono importantissimi e quasi poetici. Alcuni “a capo” scandiscono ritmicamente la dizione del testo. I suoni sono eseguiti dal vivo con un pianoforte e una loop station. Si tratta di un piccolo strumento elettronico che permette di campionare il suono, di memorizzarlo e di riprodurlo in amplificazione. Così si può continuare a suonare su quel pezzo che va in loop. Thomas Umbaca agisce sulle tastiere, sulla loop station e con la voce al microfono. Ci sono quindi tre interventi sonori sommati e intrecciati tra loro in ogni composizione che Thomas ha composto espressamente per questo spettacolo, rifacendosi al testo.

  • Si ringrazia Giulia Colombo
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