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Apologo sul tradimento della rivoluzione, pamphlet dalla scrittura tersa, incalzante, “favola” allegorica in cui la trasparenza dei riferimenti politici mai scade in didascalismo, La fattoria degli animali, scritto nel 1944, è assurto a piccolo classico della letteratura anglosassone del ‘900. Con pessimismo profetico, che anticipa l’utopia infernale di 1984, Orwell sembra spiare, assieme agli animali traditi e umiliati, il banchetto sguaiato e rissoso cui s’abbandonano i vecchi e i nuovi padroni. Questa favola distopica fa riflettere su un diritto e su un principio spesso dato per scontato.
La fattoria degli animali di George Orwell è in scena al Pacta Salone di Milano dal 9 al 17 aprile. Diretto da Giovanni Battista Storti, lo spettacolo vede protagonisti Annig Raimondi, Riccardo Magherini e lo stesso regista. Le musiche sono di Maurizio Pisati.
La parola a Giovanni Battista Storti
Questo spettacolo è più definibile come pamphlet o come favola allegorica?
Direi come favola allegorica anche per rispettare il sottotitolo de La fattoria degli animali che Orwell aveva pensato.
Era un tipo di società quello descritto da Orwell?
Sì, sicuramente il riferimento di Orwell è l’Unione Sovietica, all’epoca della stesura del romanzo nel 1944, ma sicuramente anche a distanza di tempo la possiamo leggere come l’analisi molto lucida di come una qualsiasi società possa evolvere in forma totalitaria e dittatoriale.
Perché il pessimismo di Orwell fu profetico?
Spesso si dice questo anche in relazione all’altra opera molto famosa di Orwell, 1984, dove la società che viene descritta è sotto un ferreo controllo crudele da parte dell’autorità. E’ una presa d’atto di come i meccanismi si ripetono in ogni società e in ogni epoca ma tendendo verso la sopraffazione.
Su cosa fa riflettere questo spettacolo?
Sicuramente sul fatto che la soglia di attenzione che dobbiamo tenere alta nei confronti del potere è un impegno che dobbiamo assumere sempre, in ogni epoca e in ogni momento storico. Questo è sicuramente il lascito principale di quest’opera. Mai dare per scontato che buoni propositi e piccole conquiste raggiunte siano sufficienti per garantire alle generazioni future una società giusta ed egualitaria.
- Intervista e podcast di Andrea Simone
- Si ringrazia Giulia Colombo
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