Antonio Syxty, “Il gioco dell’amore e del caso”

Il gioco dell’amore e del caso di Pierre Carlet de Chamblain de Marivaux è una commedia teatrale che può essere paragonata a un prezioso ingranaggio per la sua complessità e perfezione. Un capolavoro che cattura l’attenzione degli spettatori attraverso un intreccio elaborato di travestimenti, inganni e amori segreti.

Lo spettacolo è in scena al Teatro Litta di Milano in prima nazionale fino al 13 luglio con la nuova traduzione di Michele Zaffarano e l’adattamento e la regia di Antonio Syxty. Ne sono protagonisti Gaetano Callegaro, Francesca Massari, Francesco Martucci, Jasmine Monti e Filippo Renda.

Intervista ad Antonio Syxty

Perché quest’opera di Marivaux è così tanto osannata e viene considerata come uno dei vertici della drammaturgia francese?

Probabilmente perché, a differenza di Goldoni o Molière, Marivaux è un autore più concettuale: crea dispositivi drammaturgici come questo, in grado di affascinare per la perfezione degli elementi e la conduzione della narrazione. La vicenda è semplice: la figlia di Orgone deve andare sposa a un giovane e chiede di conoscere il futuro marito sotto mentite spoglie, quindi in un altro ruolo sociale. Casualmente Orgone riceve la lettera del padre del futuro sposo che ha avuto la stessa idea. Quindi lui si diverte a orchestrare questa situazione. Il divertimento è capire come ci si muove all’interno dei ruoli sociali in base ai sentimenti.

Possiamo dire che esplora in maniera più strutturata le sfumature dell’amore?

Possiamo dirlo senz’altro. Lo fa anche in modo più divertito, cercando di comprendere cosa succede in noi quando non ci troviamo nel ruolo stabilito dalla società, che all’epoca era dato dal rango sociale: dall’abito, dalle maniere e dal modo di parlare.

Qualcuno ha detto che quest’opera offre uno sguardo penetrante sulla metafisica del cuore. Sei d’accordo?

Sì. Lo fa, nel senso che a un certo punto la verità del sentimento riesce a sconfiggere oggettivamente la finzione del ruolo. E’ come se noi ci trovassimo spostati in un contesto sociale diverso da quello a cui aspiriamo. Però, emozionalmente, riusciamo lo stesso a capire la verità del nostri sentimento, nonostante l’inghippo della controversione.

Questa commedia è stata rappresentata per la prima volta nel 1730, quindi quasi tre secoli fa. Possiamo ancora considerarla come uno specchio dei tempi, delle varie società e delle dinamiche tra innamorati?

Quando il dispositivo narrativo è perfetto e ben congegnato, è sempre valido perché raccoglie quegli elementi del genere umano sempre presenti, in qualunque epoca. Cambiano i costumi e i modi di comunicare, ma loro usano un linguaggio che è già di per sé una macchina architettonica perfetta. E’ un pasto raffinato!

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
  • Foto in evidenza: Alessandro Saletta – Studio DSL
  • Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online e vedere le nostre videointerviste