Antonio Syxty e Claudio Orlandini, “Zio Vanja”

Un gruppo di attori riuniti nella vita dalla missione di insegnare il teatro alle nuove generazioni. Lo fanno quotidianamente, da molti anni, quando un giorno arriva un uomo che nella vita non ha fatto l’attore, ma il regista, e propone loro di impersonare quelle scene di vita che ci sono in Zio Vanja di Anton Cechov, uno dei capolavori del teatro contemporaneo.

Zio Vania (Scene di Vita) di Anton Cechov, con la traduzione e l’adattamento di Fausto Malcovati, è in scena al Teatro Litta di Milano dall’11 al 28 gennaio. Nato da un’idea di Antonio Syxty che firma la regia insieme a Claudio Orlandini, lo spettacolo vede protagonisti Fernanda Calati, Gaetano Callegaro, Margherita Caviezel, Pietro De Pascalis, Maurizio Salvalalio e Debora Virello.

Intervista ad Antonio Syxty e Claudio Orlandini

Che tipo di Zio Vanja è il vostro?

Antonio Syxty: E’ un po’ particolare perché non si è basato su un casting, che non è stato fatto come si fa tradizionalmente. E’ stato bensì proposto a un gruppo di attori, che sono anche insegnanti di teatro, di interpretare i personaggi e di farsene carico perché erano giusti e si conoscevano da tantissimi anni. A Pietro De Pascalis abbiamo quindi proposto di essere zio Vanja, a Debora Virello di calarsi nei panni di Sonja, a Maurizio Salvalalio di interpretare Astrov e a Fernanda Calati di assumere il ruolo di Marina.

A questi si aggiungono essenzialmente il professore in pensione, che è il proprietario e il padrone della tenuta insieme a sua figlia, interpretato da Gaetano Callegaro. Inoltre, a una giovane attrice, ex allieva della scuola Grock, è stato chiesto di interpretare Yelena. Naturalmente, io, senza la complicità di Claudio Orlandini, non avrei potuto fare niente. Lui ha inventato tutto quello che vedrete nello spettacolo!

La missione di Zio Vanja è quella di educare i giovani al teatro?

Claudio Orlandini: Direi di no. Direi che è più una riflessione sulla vita, sull’esistenza e sul proprio destino. Spesso abbiamo detto con Antonio Syxty che questo è un lavoro sul destino degli uomini. Questa è una famiglia che non fa altro che seguire un processo, che parte da una situazione abbastanza normale di vita; in seguito intervengono questi elementi esterni, ovvero Gaetano Callegaro e Margherita Caviezel, che sovvertono un po’ il destino di questa casa che sta andando verso una sorta di piccola depressione e malinconia. Loro arrivano, sconvolgono la casa e attraverso la vecchiaia e la giovane età della moglie del professore, sicuramente danno un messaggio di vita che in qualche modo scuote i personaggi caratterizzati da un destino molto malinconico. Questo è il succo della vicenda.

Perché questa sarà una rappresentazione di Zio Vanja diversa?

Antonio Syxty: Per il semplice fatto che le persone che lo interpretano si conoscono da tantissimi anni. Sono come una famiglia, esattamente come avviene nella storia di Zio Vanja. E’ per questo che io ho preferito cambiare il sottotitolo da Scene di campagna a Scene di vita. E’ questa la spezia particolare: di solito, quando si fa un cast di attori, questi ci mettono tanto a conoscersi. I pro e i contro di una lunga conoscenza sono quelli di poter instaurare una dinamica di rapporti completamente diversa a beneficio dei personaggi.

Quanto si intreccia la vita vera con il teatro in questo spettacolo?

Claudio Orlandini: Tantissimo! Devo dire che io conosco veramente da tanto tempo tutti gli attori e tutti i protagonisti di questo lavoro, quindi abbiamo sicuramente iniziato dal rapporto che avevamo fin da ragazzi. Noi siamo cresciuti insieme. Per esempio, io conosco Maurizio Salvalalio dal 1986, ci siamo incontrati alla Scuola Civica di Milano dove facevamo un seminario sulla commedia dell’arte. Quest’aspetto ci ha quindi accompagnato insieme a Fernanda Calati, a Debora Virello e a Pietro De Pascalis per tutto il lavoro. Sicuramente questo Cechov ha toccato delle corde che pensavamo di non toccare più. Infatti ci stiamo muovendo su questo binario un po’ freudiano. Cechov ha infatti un po’ anticipato Freud con questo testo e con tutti i suoi scritti. Noi ci sentiamo molto invasi da questo rapporto che abbiamo tra di noi.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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