Teho Teardo, “Paradiso XXXIII”

Uno spettacolo divulgativo senza che niente sia spiegato. Dante Alighieri, nel 33° canto del Paradiso, si trova nell’impaccio dell’essere umano, che prova a descrivere l’immenso, l’indicibile, prova a raccontare l’irraccontabile. Questo scarto, rispetto alla somma meraviglia, sarà messo in scena creando un’esperienza unica, quasi fisica per lo spettatore al cospetto dell’immensità.

Paradiso XXXIII è in scena al Teatro Carcano di Milano dal 12 al 14 gennaio. Con la drammaturgia di Elio Germano e la drammaturgia sonora di Teho Teardo, lo spettacolo è scritto e interpretato dagli stessi Elio Germano e Teho Teardo. In scena anche Laura Bisceglia al violoncello e Ambra Chiara Michelangeli alla viola. La regia è di Simone Ferrari e Lulu Helbaek.

Intervista a Teho Teardo

Perché questo spettacolo prova a raccontare l’irracontabile?

Perché per qualche motivo mi piace complicarmi la vita. Credo di avere un’innata dote nel farlo e quindi mi sono avventurato a fare uno spettacolo che cerca di raccontare quello che non si può raccontare.

In che modo tu ed Elio Germano siete voce e musica per spiegare la bellezza e avvicinarsi al mistero?

Credo serva molta umiltà per avvicinarsi a questo testo, perché c’è tutto lo slancio di Dante nell’accostarsi a qualcosa che sa essere divino, superiore e che non riesce nemmeno a raccontare né a descrivere. Abbiamo dunque pensato che il suono della voce in quel testo e la musica potessero essere un modo per provare ad essere più vicini.

Sei d’accordo nell’affermare che quando si parla del Paradiso non siamo più nell’ambito della letteratura ma in quello dell’alta filosofia?

Non ho questa competenza filosofica per poter sostenere una frase del genere. Sarebbe disonesto se prendessi una posizione. Però uno degli aspetti importanti della nostra contemporaneità è la possibilità che abbiamo di oscillare tra una disciplina e un’altra. Con la musica lo faccio spesso nei confronti del cinema e della letteratura. In questo caso ci sono diversi mondi che si sfiorano e si compenetrano: la letteratura, la musica, la recitazione. Per cui mi piace pensare che una risposta possibile sia che c’è una membrana che attraversiamo in un senso e nell’altro. Forse degli inversi si toccano e dei mondi si avvicinano. Forse questo posso permettermelo.

Quali indicazioni vi hanno dato i due registi Simone Ferrari e Lulu Helbaek?

Più che darci delle indicazioni, ci siamo incontrati. Abbiamo trovato dei punti di incontro, come quei grafici in cui si vede che alcune zone combaciano e nell’idea che avevamo di questo progetto abbiamo lavorato su tutti i punti che combaciavano. Una volta trovata una sorta di sicurezza all’interno di essi, abbiamo poi cominciato a sconfinare in altri.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Cristiana Ferrari
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