“TRADIMENTI”: 4 DOMANDE IN VIDEO AD AMBRA ANGIOLINI

Una storia ambientata tra Londra e Venezia, scritta nel 1978 da Harold Pinter, autore Premio Nobel per la letteratura nel 2005. Un viaggio all’indietro nel tempo dal 1977 al 1968. Momenti di vita extraconiugale che segnano la fine di un sentimento e che coinvolgono i tre protagonisti.

L’inganno in un triangolo amoroso

“Tradimenti” è in scena fino al 29 gennaio al Teatro Manzoni di Milano con la regia di Michele Placido. Ne sono protagonisti Ambra Angiolini, Francesco Scianna e Francesco Biscione. Nove scene quotidiane che presentano una lunga relazione extraconiugale fra Jerry, regolarmente sposato con due figli e Emma, la moglie di Robert, il suo migliore amico. In questo triangolo l’inganno diventa allora il nulla osta a un’apparente libertà di coppia, dove sono predominanti gli amori finiti e i tradimenti politici, ideologici e sociali.

Parlano gli attori

In conferenza stampa al Teatro Manzoni di Milano, Teatro.Online ha dato la parola ai tre protagonisti: Ambra Angiolini,  Francesco Biscione e Francesco Scianna.

“E’ giusto definire questo spettacolo una galleria di vizi e ipocrisie umane?”

La prima a rispondere è Ambra: “Io lo trovo meno ipocrita di tanti altri testi. Non ostenta niente e ti lascia la possibilità, attraverso una finestra molto grande, di capire cosa succede. Pinter non giudica ciò che accade, lo racconta”.

Interviene Francesco Biscione: “Il giudizio lo dà il pubblico. Pinter parla per archetipi. Chiaramente fa vedere anche alcune zone d’ombra”.

Prende la parola Francesco Scianna: “C’è un giudizio su come gli spettatori come esseri umani dovrebbero vedere quella commedia.  La bellezza di questo testo sta nel fatto che l’autore ci fa andare al di là del fatto. Ci mostra la bellezza e la fragilità dell’essere umano. In realtà, i personaggi non si fanno male con questo tradimento, che per loro è un’occasione di evoluzione e maturazione.  E’ qui che vengono fuori le belle fragilità come l’incapacità di gestire una situazione. Io non vedo questo come un vizio e un’ipocrisia. Perché nel tradimento, secondo me, c’è tanto  amore fra questi personaggi”.

La parola torna ad Ambra per le ultime tre domande: “I tradimenti dei personaggi riguardano più se stessi o sentimenti come l’amicizia e l’amore?”

Credo che siano tradimenti molto privati, che ognuno fa con se stesso. Poi si declinano nelle forme più esterne: l’amico, l’amore, il marito e l’amante. Quella però è un’immagine più sfocata. Loro sono molto propensi a creare delle fratture. Per capire o anche per fregarsene. Questa è la bellezza del testo di Pinter, così asciutto e poco rumoroso, ma che racconta una cosa che di solito fa molto rumore”. 

“Perché questo testo rappresenta il fallimento di un’utopia rivoluzionaria?”

“Michele Placido ha scritto delle note molto precise riguardo alla collocazione del testo nel periodo in cui è stato scritto. Era necessario affrontare la questione del Sessantotto per darci quella solidità. Sul palco però è solo un accessorio. Lo dico in senso positivo, perché Pinter voleva raccontare quello che noi mettiamo in scena. Secondo me Michele Placido ha puntato molto sul periodo storico nelle note di regia per avvicinarci a una cultura anglosassone che affronta le cose a livello privato in maniera un po’ diversa dalla nostra. Poteva essere un modo per restituirgli libertà , voglia di rivoluzione e quindi un modo rivoluzionario di affrontare il tema della famiglia”.

“Anche perché Pinter ci ha messo del suo. E’ un  testo autobiografico, giusto?”

“Così dicono. Però io per esperienza personale sono abituata a prendere le distanze da quello che si dice.  Però sembra che sia un testo nato da un vissuto personale più o meno vicino a quello che si racconta. Questo mi dà l’idea che la necessità sia quella di raccontare l’aspetto tragicomico che c’è dietro alla vita delle persone. Soprattutto di quelle che non hanno necessità di creare un melodramma o di viverci dentro, ma che hanno bisogno di continuare a camminare con la consapevolezza che nessuno è escluso da quel trattamento”.