“Banda disarmata”, la parola al cast

Tre amici: Damiano un ingenuo quarantenne e un curriculum fatto solo di colloqui di lavoro; Iaio responsabile degli strumenti musicali del Quirinale e Tito, professore di musica, al quale però hanno assegnato un posto di insegnante di inglese, che non conosce. Tre vite che si intrecciano tra speranze, ambizioni, sogni e delusioni fino a convergere in una sola certezza: l’amicizia non è un dono, ma una conquista!

Banda disarmata di Adriano Bennicelli è in scena al Teatro Martinitt di Milano fino al 28 gennaio con la regia di Matteo Vacca, che ne è anche protagonista con Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi.

Intervista a Matteo Vacca, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi

Parliamo del tuo ruolo. Chi sei nello spettacolo?

Matteo Vacca: Interpreto un non vedente, un cieco che si chiama Tito. E’ un personaggio molto divertente che ha un bellissimo sviluppo nella sua storia, perché è una persona che ha bisogno di contatto umano, quindi di parlare e di trovare degli amici che non ha. E’ grazie alla conoscenza di Damiano che poi conoscerà anche Iaio. Quindi si crea questo gruppo di amici. Però poi c’è un risvolto non bellissimo che può creare una fattura, ma non anticipiamo troppo.

In che modo si intrecciano le vite dei tre protagonisti?

Alessandro Tirocchi: Il nodo è il nostro Damiano, che unisce due personalità all’apparenza distanti come quella di Tito e quella di Iaio. Iaio è sostanzialmente un paraplegico sulla sedia a rotelle che lavora al Quirinale. Dentro ha un animo rivoluzionario soffocato da una struttura Italia che lui mal sopporta. Damiano da filtro li fa conoscere e si scopre che in realtà delle personalità così distanti possono avere un terreno comune, Nasce una bella amicizia e c’è molta “scanzonatura”. C’è grande complicità, si scherza, si prendono molto in giro anche sulle loro problematiche e questo è molto bello. Tre persone uniscono insieme le loro debolezze e ne fanno una forza, hanno il coraggio di giocarci e di andare avanti. Poi, come diceva Matteo, nella linea narrativa c’è un crack che determina un prima e un dopo. E’ sempre tutto poeticamente divertente.

Perché l’amicizia non è un dono ma una conquista?

Maurizio Paniconi: E’ una conquista perché in effetti i tre devono dimostrare ognuno all’altro di essere amici e di esserlo fino in fondo. In questo caso l’amicizia è veramente un valore aggiunto, perché sono tre personaggi che vivono la propria disabilità che in realtà poi diventa anche la loro forza. La loro diversità poi significa anche essere in qualche modo più forti perché sono uniti in quest’ideale di amicizia. Il tutto viene narrato anche in maniera molto comica, anche se abbiamo un risvolto poetico e simil tragico. Il finale riserva una grandissima sorpresa.

Alessandro Tirocchi: La bellezza di questo testo è che su una struttura dissacrante, comica, divertente, scoppiettante e molto ironica si toccano tematiche importanti, a tratti poetiche, anche nella vita quotidiana di chi si trova a convivere con una disabilità importante.

Quali sono le ambizioni, i sogni e le delusioni dei tre personaggi?

Matteo Vacca: Per quanto riguarda il mio personaggio, è veramente quello di uscire da questa grande gabbia che la madre con amore gli ha costruito intorno. Ovviamente la madre per proteggerlo lo tiene a casa. E’una persona anziana con le sue abitudini e lui non ha mai avuto modo di conoscere il mondo, di vedere gli altri e di avere una relazione con una donna. Questo, grazie all’incontro con questi due brutti ceffi, diventa invece possibile. Quindi la sua ambizione è in realtà quella del contatto umano, perché è una persona molto spiritosa e divertente.

  • Intervista video di Andrea Simone
  • Si ringrazia Lia Chirici
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