- Clicca QUI per ascoltare il podcast dell’intervista
“I più accurati piani di uomini e topi vanno spesso a rovescio lasciandoci soltanto cruccio e pena al posto della promessa gioia” – Robert Burns.
Due amici George Milton e Lennie Small coltivano il loro progetto di trovare un posto dove la terra costa poco: un posto piccolo, da coltivare. E poi allevare polli, maiali e conigli. George accudisce da sempre Small che in contrasto con il suo nome è un gigante con il cuore e la mente di un bambino. Così spostandosi di ranch in ranch per cercare lavoro inseguono il loro sogno insieme.
Uomini e topi, tratto dall’omonimo romanzo di John Steinbeck, è in scena al Teatro San Babila di Milano fino al 6 aprile. Diretto da Marco Vaccari, lo spettacolo vede protagonisti Leonardo Moroni, Jacopo Sartori, Gianni Lamanna, Marcello Mocchi, Lorenzo Alfieri, Giulia Marchesi, Felice Invernici e Rodrigue Skepe.
La parola al regista Marco Vaccari
Siamo di fronte all’incarnazione vera e propria del sogno americano?
Sì. La storia è calata nel contesto degli anni della Depressione, gli Anni Trenta, e diciamo che però è una storia che, visti i tempi, si può proiettare in avanti anche ai giorni nostri come tematiche di base e come significati in generale, al di là dell’aspetto più intimo della storia di amicizia sottesa che riguarda i due protagonisti.
E’ giusto dire che questa è la metafora di un’America oppressa dalla crisi?
Sì. E’ giusto, perché poi è una storia di povertà, di miseria, di ricerca di un orizzonte migliore in anni in cui la situazione non era delle migliori, ma questo potrebbe valere anche per i giorni nostri dove comunque le disparità esistono, ci sono e sono forse addirittura anche accentuate rispetto al passato.
Quanto è realista in questo testo la scrittura di John Steinbeck?
Molto, in tutti i sensi, perché entra proprio nel vivo non solo della storia in generale ma anche delle dinamiche personali dei protagonisti. Traccia un ritratto molto preciso, acuto e forte dei vari personaggi e quindi entra proprio nella carne dei protagonisti e delle figure che vivono in questo ranch. Lo spettacolo è infatti ambientato in un ranch californiano in quegli anni. Quindi entra nel vivo della loro sofferenza e della loro battaglia personale. E’ un po’ una battaglia di tutti contro tutti per un orizzonte a volte un po’ ipotizzato e mai realizzato. Quindi la scrittura di Steinbeck è sicuramente molto incisiva e molto forte, tenendo conto che è un romanzo breve di cui lui ha fatto anche il testo teatrale. Quindi esistono i due testi: il romanzo e il copione teatrale. Breve ma incisivo, quindi nell’arco di poche pagine Steinbeck incide in maniera molto forte.
Quanto è invece forte il contrasto tra un’umanità giovane e innocente e un’altra gretta ed egoista?
E’ forte perché i due protagonisti si scontrano con una realtà più grande di loro e ne subiscono le conseguenze, tenendo conto che uno dei due ha dei problemi mentali, quindi il supporto di uno nei confronti dell’altro è evidente, ma la loro battaglia nei confronti dei più forti e dei più potenti è quotidiana. Quindi devono comunque sempre difendersi, loro che sono giovani ma forse anche vecchi allo stesso tempo, in questa dimensione dove il futuro esiste poco. Dunque il contrasto c’è e i vari personaggi lo evidenziano e lo si vede anche nel giro di pochi giorni e di poche pagine perché accadono molte cose.
- Intervista e podcast di Andrea Simone
- Si ringrazia Roberta Cucchi
- Clicca QUI per iscriverti al canale YouTube di Teatro.Online, vedere le nostre interviste video e ascoltare i nostri podcast