Dario Vergassola, “Un ebreo, un ligure e l’ebraismo”

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Un incontro tra due filosofie e tra due modi di fare teatro e comicità. Il “saggio” Moni Ovadia, saggio perché più vecchio, terrà una specie di lezione sull’ebraismo e il suo umorismo a Vergassola che da buon ligure, per affinità vicino agli ebrei, cercherà di capirne l’essenza e di rilanciare dal suo punto di vista alla lezione del saggio Moni. Riusciranno i nostri eroi a trovare un punto di accordo?

Un ebreo, un ligure e l’ebraismo è in scena al Teatro della Cooperativa di Milano l’11 e il 12 ottobre. Ne sono protagonisti Moni Ovadia e Dario Vergassola.

Intervista a Dario Vergassola

Che cosa nasce dall’incontro tra lei, Moni Ovadia e le vostre due culture?

Una volta mi sono trovato a fare un’intervista a Moni. Ci siamo molto divertiti. Da liguri e da ebrei non abbiamo buttato via niente e l’abbiamo fatta diventare uno spettacolo e un libro, uscito il giorno in cui è iniziato il Covid in tante librerie che poi però sono state chiuse. Lo hanno visto in vetrina e quando hanno riaperto hanno rubato i libri dall’esposizione. Parliamo di cosa succede quando avviene un incontro tra liguri ed ebrei, ma non facciamo il solito discorso sulla tirchieria: c’è un umorismo yiddish molto cinico che è quello che troviamo nei bar di La Spezia o in provincia. Siamo molto simili, come nel discorso sulla mamma alla Woody Allen. Ci sono molti punti di incontro.

Quindi non siete come il giorno e la notte. C’è qualche lato che vi accomuna?

Sì, siamo tutti e due pelandroni. Facciamo volentieri questo lavoro perché non è un lavoro e come dice mia moglie: “Finché non se ne accorgono, tu continua.”. Quindi diventa una chiacchierata, dove io, ovviamente, da furbone, metto dei pezzi di repertorio inerenti alla famiglia. Moni risponde a suo modo, come una persona molto colta e ci racconta tutte le storie yiddish, ma anche da dove nascono e come sono. L’unica cosa diversamente dimostrabile rispetto alle altre volte sarà una parentesi abbastanza ampia su Gaza che non è comica.

E’ difficile fare umorismo sulla tragedia storica degli ebrei?

In realtà loro hanno sempre avuto quest’arguzia e quest’astuzia. Ci tengo a dire che tutti gli autori di letteratura e di narrativa più belli che ho letto sono ebrei. Quindi siamo tutti nati con la cultura della protezione degli ebrei, del nazismo e dei campi di concentramento offerta dai film e dai libri. Io sono uno di quelli che non vuole rinnegare il discorso ebraico. Trovo che in questo momento siano succedendo dei fatti agghiaccianti.

Infatti. Venendo all’attualità, mi può dire qual è la sua posizione rispetto a quello che sta succedendo a Gaza e all’assalto alla Flotilla?

E’ netta, chiara e senza sbagli. Tutti siamo Flotilla, tutti avremmo voluto esserci e avere il coraggio di quegli attivisti. Io vorrei intitolar loro una via. Sono una parte eroica e contemporanea, non dei pelandroni che non hanno niente da fare. Anche quell’uomo che si è messo davanti al carro armato a Tienanmen poteva non farlo: non sarebbe cambiato niente e invece ha un senso. Tutti quelli che hanno fatto qualche manifestazione hanno avuto un’eco. Basta guardare quello che sta succedendo ed è successo nelle piazze. Io non sono contrario agli ebrei, perché so che c’è una dissidenza interna che la pensa come me, ne conosco tanti. Perciò bisogno fare leva anche su di loro. Tutto quello che è successo con la Flotilla è una cosa meravigliosa. Ci tengo a dire che chi è cristiano dovrebbe avere per primo un occhio di riguardo verso questi fatti. Chi è madre – e non faccio nomi – dovrebbe essere più sensibile e attento, visto che conosce la sofferenza dei più piccoli. Io sono nonno e non riesco a non piangere quando vedo certe cose. Soprattutto, siccome sono e so essere patriota, non mi interessa sapere dove nasco, perché secondo me è una grande lotteria genetica, quindi nessuno si merita di venire al mondo a Montecarlo rispetto allo Zaire.

Siamo però in un momento in cui ci sono degli italiani che sono saliti su una barca, disarmati, portando dei viveri e cercando di fare clamore, andando in quei posti dove si sta perpetuando quello che a detta di tutti è un genocidio. La destra dovrebbe essere orgogliosa di avere degli italiani che vanno a compiere un atto così eroico, che ricorda i combattenti che andavano a Fiume o a tirare i volantini per fare una dimostrazione. In questo momento non ci sono eroi italiani. La destra dovrebbe ringraziare quelli della Flotilla ed essere contenta che ci siano dei connazionali giovani e disarmati che vanno in un teatro di guerra e non sanno cosa succede. Quindi questa è stata un’operazione eroica, lo ribadisco.

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Giulia Tatulli
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