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Elisabetta Bianchi, single e ipocondriaca, vive una vita monotona finché non incontra Giulio Spanò, il suo nuovo collega che le chiede ospitalità. La loro convivenza inaspettata porta alla luce fragilità e sogni, culminando in una presa di coscienza. Mentre Elisabetta si adatta, scopre di essere seguita da uno sconosciuto, rivelando un colpo di scena finale che unisce tensione e commedia.
Una notte all’improvviso è in scena al Teatro Martinitt di Milano dal 17 al 20 ottobre. Lo spettacolo, diretto da Debora Villa, vede protagonisti Nadia Puma e Marco Ghirlandi, anche autore della sceneggiatura.
La parola a Debora Villa
Come si equilibrano e come convivono in questo spettacolo gli elementi drammatici e quelli comici?
Devo dire che si compenetrano in maniera quasi perfetta. Non per merito mio, ma della scrittura di Marco. E’ una commedia a tutti gli effetti. Si ride dall’inizio alla fine perché gli attori ne combinano di cotte e di crude e non stanno mai fermi. Nella commedia ci sono tante battute che mettono il luce il loro mondo interiore, ma ci siamo ritagliati tre piccoli momenti che chiamiamo soliloqui, in cui lo spettatore vede proprio l’anima del personaggio, quindi con la delicatezza e la poesia che il teatro ci regala, in cui i protagonisti parlano con tutto il loro cuore. In questi scorci noi vediamo le loro fragilità, le loro paure e le loro tenerezze. Questa è una cosa molto bella.
C’è quindi anche un po’ di amarezza, che a me piace definire monicelliana?
Sì, perché tutte le commedie fatte bene sono un po’ amare. Qui ci sono due solitudini che si incontrano. Ci sono debolezze e forse anche un po’ la crisi dell’età che incombe sui due protagonisti decisamente agé, ma poi ovviamente tutto si risolve in maniera positiva perché è appunto una commedia.
Marco Ghirlandi, oltre a essere protagonista, è anche autore. Quali sono i punti di incontro – e se ci sono stati anche di scontro – che avete trovato insieme per realizzare questo spettacolo?
A me piacerebbe tanto regalarti un po’ di gossip per dirti che abbiamo litigato, ma in realtà ci siamo trovati molto bene. Io sono molto amica di Nadia da tantissimi anni e lei mi ha presentato Marco, che è una persona molto bella e disponibile, perché mi ha lasciato mettere mano al testo. Ci sono una serie di gag e di trovate che abbiamo elaborato insieme, ma sempre perché mi piace ridere e divertirmi. Non ho perso neanche un’occasione per farmi venire in mente qualcosa di divertente. Lui è stato davvero disponibilissimo e mi ha proprio ascoltata. Meglio di così non poteva andare. E’ una persona estremamente intelligente.
Nello spettacolo c’è un colpo di scena finale che racchiude un po’ tutto il senso della commedia. Ma ce ne sono anche altri che fanno sobbalzare gli spettatori sulla sedia durante la pièce?
Non passa minuto che non ci sia un colpo di scena. Tutte le cose che capitano a Betta, dal momento stesso in cui il suo collega Giulio arriva a casa sua, sono un susseguirsi di piccoli colpi di scena. Chiaramente, a livello di plot e di trama, il vero colpo di scena è quello a ridosso del finale. Ce ne sono però altri due, nel finale di Betta e nel sottofinale di Giulio. E’ un viavai di coup de foudre.
- Intervista di Andrea Simone
- Si ringrazia Lia Chirici
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