Vito, “L’altezza delle lasagne”

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Perché è scomparsa la rucola e siamo invasi dall’avocado? Cosa ha trasformato il semplice gesto di nutrirsi in una nuova religione?

Nel suo nuovo one man show Vito gioca in una casa a lui molto cara, quella del cibo e della cucina, in un excursus esilarante e spietato sul malsano e perverso rapporto tra l’uomo e il piano cottura. Lo spettacolo che tutti quelli che amano cucinare dovrebbero vedere.

L’altezza delle lasagne – Monologo di sopravvivenza gastronomica è in scena al Teatro Leonardo di Milano dal 21 al 23 marzo. Vito ne è unico protagonista, con un testo scritto da Francesco Freyrie e Andrea Zalone con la regia di Daniele Sala.

La parola a Vito

“Si può dire che con questo spettacolo hai raggiunto l’apoteosi trasformando la tua passione per i fornelli in un lavoro?”

“(ride) Beh sì! Era già successo prima perché con la trasmissione Vito con i suoi su Gambero Rosso Channel abbiamo fatto più di 100 puntate. Quindi la passione si è evoluta fino a diventare una professione. In questo spettacolo do la mia visione personale e contemporanea su tutto quello che è il mondo del food contemporaneo.”

“Se la tua è una satira pungente, qual è il cibo che prendi di mira più volentieri?”

“Non è tanto il cibo quanto il metodo! Io bersaglio tutti senza mai essere né violento né volgare, ma non ne faccio scappare uno. Prendo di mira quelli che hanno le allergie e che rompono i maroni al cameriere, perché secondo me stiamo vivendo in un surplus di food: a qualunque ora si accenda la televisione, c’è qualcuno che cuoce un uovo o spadella qualche cosa. Come dico nelle spettacolo, credo che si debba tornare a una cucina primordiale dove si cucinava per mangiare e per vivere come ci hanno insegnato i nostri nonni e i nostri bisnonni. Oggi c’è un sovrappopolamento di chef, “cheffini”, “cheffoni” e “cheffetti” che hanno contributo a trasformare il food in un argomento da prendere in giro.”

“Ti ringrazio perché mi hai dato l’assist per la domanda: perché l’ossessione per il cibo – forse anche fomentata dai tanti reality a tema – ci ha fatti diventare grotteschi?.”

Nello spettacolo io dico che tutta la civiltà occidentale è crollata il 21 settembre 2011, il giorno in cui è in Italia è andata in onda la prima puntata di MasterChef. Lì è veramente crollato tutto!

“Ti ritieni un dispensatore di consigli per quei single che magari non sanno nemmeno far bollire l’acqua della pasta?”

“No, non do nessun consiglio. Quando si ha fame, inevitabilmente si cucina. Se si è spesso affamati, si cucinano cose più buone; se lo si è ogni tanto, si preparano cose meno buone. E’ proprio il bisogno di mangiare che ti fa diventare appassionato di cucina. Poi c’è il piacere di ricevere: casa mia è un porto di mare! Tutti i fine settimana ho qualcuno a cena, con mio grande divertimento e soddisfazione. Più sono in crisi o stressato dal lavoro e più le mie ricette diventano difficilissime. Ci vogliono giorni per prepararle. Nel primo spettacolo che ho fatto c’era un soffritto che andava in scena!

I miei amici mi chiedono “Questo fine settimana sei tranquillo o stressato?”. Così hanno già idea del menu che gli proporrò. La maggior parte delle volte cerco di mandare via la tensione davanti a un cucchiaio, a un profumo, a un fuoco che si accende e allo sfrigolio della pentola. Questo mi rilassa veramente tanto! Sai qual è una cosa bella dello spettacolo? Guardare la platea e vedere che il pubblico si dà di gomito, come per dire: “Hai visto che quello che ti dico io a casa è quello che dice anche Vito sul palco?” Questa per me è una grande soddisfazione!

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Alessandra Paoli
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