“EFFETTO PAPAGENO”: IL MALE OSCURO DELLA DEPRESSIONE

L’effetto papageno è il concetto secondo il quale le storie della vita prevalgono sull’istinto suicida, come nell’opera di Wolfgang Amadeus Mozart Il flauto magico, quando prima Pamina, poi Papageno, temendo di aver perso l’amore rispettivamente di Tamino e Papagena, decidono di suicidarsi, ma tre fanciulli, tre genietti, li salvano all’ultimo momento e ritrovano così i loro amori.

Al Teatro Verdi

Effetto papageno è in scena al Teatro Verdi di Milano dal 28 al 31 marzo. Scritto da Daniela D’Argenio Donati, Sofia Bolognini e Michele Panella, che ha anche firmato la regia, lo spettacolo vede come unica protagonista Daniela D’Argenio Donati.

Parla Michele Panella

“Che ruolo ha la depressione in questo spettacolo?”

“La depressione in questo spettacolo è la protagonista e insieme a essere la protagonista dello spettacolo è anche protagonista il modo di raccontarla, perché la depressione è sempre stata un tabù. Lo è tuttora. E’ molto difficile da definire, da relazionarcisi, sia per chi è malato ma anche per chi sta a contatto con un malato. Quindi il modo di raccontarla è stato un modo più leggero, più ironico, creando anche un parallelismo con la storia d’Italia dal 1968 fino a qualche anno fa. Quindi sì, è protagonista in tutto.”

“Perché c’è così tanta difficolta a parlare di depressione?”

“Perché è una cosa intangibile e ci sono delle remore culturali alla base. In questo anno e mezzo di studio che abbiamo fatto, l’abbiamo legata alla storia italiana. Noi stessi ci ricordiamo infatti che negli anni ottanta, quando eravamo piccoli, la gente era esaurita, poi era sotto stress-. E’sempre stato molto difficile trovare delle diagnosi vere e riuscire ad avere un chiaro fuoco sulla problematica. Questo ci è sembrato un buon modo per parlare anche di questo effetto papageno. E’un termine molto nuovo che sta venendo fuori ora, e ci è piaciuto indagare su questo mondo.”

“Perché è importante la condivisione?”

“Perché la condivisione crea dialogo e dialettica.E’ qualcosa che ci aiuta a parlare e a dare forma ad alcuni dei problemi e alle ombre che uno ha dentro, giuste o sbagliate che siano. Poi comunque c’è un percorso. Il fatto però di riuscire ad aprirsi, a condividere e soprattutto ad avere il modo di trovare qualcuno che riesca ad ascoltare senza lo stigma e tutte quelle cose che circondano un soggetto di questo tipo, rende la condivisione il primo passo. Non è la cosa più importante, ma riuscire a parlarne, a condividere e a dire come ci si sente e come si vuole partire per risolvere il problema è il primo passo.”

“Com’è possibile convivere con questa malattia?”

“E’ molto difficile. C’è chi è più fortunato e allora trova un terreno fertile intorno dove poter far crescere la condivisione. Ci sono malattie tali per cui la chimica e la medicina possono aiutare, ma è una cosa veramente molto difficile. Non sempre se ne esce. Però quello che noi teniamo molto a dire di fare è tentare, e non soltanto a chi ha questa malattia ma anche a chi gli sta intorno. Si possono avere sia l’amore che la forza per tentare questa strada.”

  • Intervista di Andrea Simone
  • Si ringrazia Serena Agata Giannoccari per il supporto professionale