“IL VIAGGIO DI ENEA”, ALLA RICERCA DI UNA VITA MIGLIORE

 

Il Viaggio di Enea e la poesia che diventa racconto delle migrazioni. Sul palcoscenico del Teatro Carcano di Milano fino al 3 dicembre, Emanuela Giordano dirige un testo da lei adattato, partendo dalla storia familiare e moderna di Olivier Kemeid, ma rimanendo comunque fedele all’opera originale di Virgilio. L’autore ci racconta le vicende della propria famiglia, emigrata dall’Egitto al Canada tra innumerevoli difficoltà ma con un unico obiettivo: la conquista di una vita migliore attraverso i personaggi e i luoghi del mito virgiliano. Kemeid ha ritrovato nel racconto dell’autore classico la storia di suo padre, simile a quella di tanti esseri umani in fuga dallle atrocità della guerra.

 

 

I protagonisti dello spettacolo sono Fausto Russo AlesiRiccardo Tordoni, Roberta Caronia e Carlo Ragone. Completano il cast  Simone Borrelli, Emmanuel Dabone, Antoinette Kapinga Mingu, Valentina Minzoni e Kabir Tavani.

 

Quattro domande a Fausto Russo Alesi

“Quali sono le riflessioni offerte da questo viaggio di ritorno?”

Io lo definirei più un viaggio verso una meta da raggiungere. Rispetto all’Odissea, l’Eneide è un percorso verso una terra promessa, nel senso che è il cammino di un popolo alla ricerca di una meta per risarcire la dignità umana. E’ una fuga dalla terra di origine causata dalla guerra, dalla fame e dalla mancanza di un posto dove riuscire veramente a vivere. C’è un tentativo disperato di ritrovare un luogo di accoglienza. 

“Quant’è importante il ruolo della divinità in questo spettacolo?”

Enea non ha santi in paradiso, quindi si affida molto alla sua coscienza.

“Quanta ironia c’è nel capovolgimento dei ruoli in cui i neri sono al posto dei bianchi e viceversa?”

L’ironia c’è, ma è più importante il bisogno di mettersi sempre nei panni di qualcun altro, di cercare di capire da un altro punto di vista le ragioni delle cose e comprendere dove sta il confronto.

“E’ giusto dire che il teatro in uno spettacolo come questo ha una marcia in più rispetto ad altre forme d’arte come il cinema, la musica o la letteratura?”

E’ giusto, ma solo nella misura in cui il teatro si fa nel presente. Noi attori e spettatori cerchiamo di condividere una storia guardandoci negli occhi e tentando di porci delle domande insieme. Quindi in questo senso, credo che l’evento di essere qui e ora insieme faccia la differenza.